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In merito alla “Prestazione” di Beppe Grillo effettuata IN NERO….

grillo_pop.jpgLa notizia è destituita da ogni fondamento.

Ecco la fattura che lo dimostra

“L’accusa mossami da Giovanni Guerisoli sui 10 milioni cash in nero è totalmente infondata. Sarà querelato dai miei avvocati al più presto”. Lo scrive su twitter Beppe Grillo, rispondendo così alle parole di Giovanni Guerisoli che ieri alla “Zanzara” aveva accusato Grillo di avere chiesto, per uno spettacolo, 10 milioni di lire cash senza fattura. 

In merito alla notizia riportata da alcuni quotidiani su un presunto compenso in nero percepito da Grillo per la partecipazione ad una iniziativa sindacale, la Cisl precisa in una nota che la notizia è destituita da ogni fondamento. “L’evento sindacale a cui fu invitato anche Beppe Grillo dalla Cisl, si svolse a Rimini il due febbraio del 1996. In nessuna altra occasione Beppe Grillo ha partecipato ad iniziative della Cisl”. 

Cisl allega anche il programma della manifestazione di Rimini del 1996 e riconferma che in quella occasione fu regolarmente emessa dall’impresario di Beppe Grillo una regolare fattura come quietanza, fattura tuttora conservata negli archivi della Cisl. 


Ma, è ovvio, il NUOVO ISTITUTO LUCE si guarda bene dal parlarne.
Chi legge è pregato di farlo sapere a quanti FUORI DALLA RETE, non hanno accesso all’informazione, ESATTAMENTE come chi, stordito dal VECCHIO ISTITUTO LUCE  negli anni ’30 e ’40 poteva avere qualche notizia dai POSSESSORI DI RADIO che potevano avere accesso all’informazione di DARIO LONDRA.


L’attacco alla repubblica del Ecuador. Ecco il perchè di Londra.

Latinoamerica
Un articolo ECCEZIONALE, DA NON PERDERE!!

Investite un po del vostro tempo in una cosa che vi farà capire MOLTE ALTRE COSE!!
Ad esempio, come sia possibile che lo Stato che è stato indulgente con Augusto Pinochet (e non c’è necessità che vi racconti io di chi stiamo parlando) sia IRREPRENSIBILE nei confronti di una persona accusata di presunta “aggressione sessuale”.


Oggi parliamo di geo-politica e di libera informazione in rete.
Tutto ciò che sta accadendo oggi, tecnicamente (nel senso di “politicamente”) è iniziato il 12 dicembre del 2008. Secondo altri, invece, sarebbe iniziato nel settembre di quell’anno. Ma ci volevano almeno quattro anni prima che l’onda d’urto arrivasse in Europa e in Usa.

Forse è meglio cominciare dall’inizio per spiegare gli accadimenti.
Anzi, è meglio cominciare dalla fine.

Con qualche specifica domanda, che -è molto probabile- pochi in Europa si sono posti.

Mi riferisco qui alla questione di Jules Assange, wikileaks, e la Repubblica di Ecuador.
Perché il caso esplode, oggi?

Perché, Jules Assange, ha scelto un minuscolo, nonché pacifico, staterello del Sudamerica che conta poco o nulla?
Come mai la corona dell’impero britannico perde la testa e si fa prendere a schiaffi davanti al mondo intero da un certo signor Patino, ministro degli esteri ecuadoregno, per gli euro-atlantici un vero e proprio Signor Nessuno, il quale ha dato una risposta alla super elite planetaria (cioè il Foreign Office di Sua Maestà) tale per cui, cinque anni fa avrebbe prodotto soltanto omeriche risate di pena e disprezzo, mentre oggi li costringe ad abbozzare, ritrattare, scusarsi davanti al mondo intero?
Perché l’Ecuador? Perché, adesso?

Tutto era più che prevedibile, nonché scontato.

Intendiamoci: era scontato in tutto il continente americano, in Australia, Nuova Zelanda, Danimarca, paesi scandinavi. In Europa e a Washington pensavano che il mondo fosse lo stesso di dieci anni fa. Perché l’Europa -e soprattutto l’Italia- è al 100% eurocentrica, vive sotto un costante bombardamento mediatico semi-dittatoriale, non ha la minima idea di ciò che accade nel resto del mondo, ma (quel che più conta) pensa ancora come nel 1812, ovvero: “se crolla l’Europa crolla il mondo intero; se crolla l’euro e l’Europa si disintegra scompare la civiltà nel mondo” e ragiona ancora in termini coloniali. Ma il mondo non funziona più così. In Italia, ad esempio, nessuno è informato sulla zuffa (che sta già diventando rissa) tra il Brasile e l’Onu, malamente gestita da Christine Lagarde, la persona che presiede il Fondo Monetario Internazionale, e che ruota intorno all’applicazione base di un concetto formale, banale, quasi sciocco, ma che potrebbe avere ripercussioni psico-simboliche immense: l’Italia è stata ufficialmente retrocessa. Non è più l’ottava potenza al mondo, bensì la nona. E’ stata superata dal Brasile. Quindi al prossimo G8 l’Italia non verrà invitata, ma ci andrà il Brasile. Da cui la scelta di abolire il G8 trasformandolo in G10 standard. Si stanno scannando.

La prima notizia Vera (per chi vuole ricavare informazioni reali dal mondo reale) è questa: “L’Europa, con l’Inghilterra e Germania in testa, non possono (non vogliono) accettare il trionfo keynesiano del Sudamerica e la loro irruzione nel teatro della Storia come soggetti politici autonomi. Per loro vale il principio per cui “che se ne stiano a casa loro, non rompano, e ringrazino il cielo che li facciamo anche sopravvivere, come facciamo con gli africani. Altrimenti, da quelle parti, uno per uno faranno la fine di Gheddafi”. Il messaggio in sintesi è questo.

Dal Sudamerica negli ultimi quaranta giorni sono arrivati tre potentissimi messaggi in risposta: niente è stato pubblicizzato in Europa. Tanto meno l’ultimo (il più importante) in data 3 agosto, se non altro per il fatto che era in diretta televisiva dalla sede di New York del Fondo Monetario Internazionale. Nessuno lo ha trasmesso in Europa, ad esclusione del Regno di Danimarca. E così, preso atto che esiste una compattezza mediatica planetaria di censura, e avendo preso atto che se non se ne parla la televisione, non c’è in rete e non si trovano notizie su wikipedia, allora vuol dire che non esiste, il Sudamerica ha scelto il palcoscenico mediatico globale più intelligente in assoluto: il cuore della finanza oligarchica planetaria, la city di Londra.
E adesso veniamo ai fatti.

Jules Assange, il 15 giugno del 2012 capisce che per lui è finita. Si trova a Londra. Gli agenti inglesi l’arresteranno la settimana dopo, lo porteranno a Stoccolma, dove all’aereoporto non verrà prelevato dalle forze di polizia di Sua Maestà la regina di Svezia, bensì da due ufficiali della Cia, e un diplomatico statunitense, i quali avvalendosi di specifici accordi formali sanciti tra le due nazioni farà prevalere il “diritto di opzione militare in caso di conflitto bellico dichiarato” sostenendo che Jules Assange è “intervenuto attivamente” all’interno del conflitto Nato-Iraq mentre la guerra era in corso. Lo porteranno direttamente in Usa, nello Stato del Texas, dove verrà sottoposto a processo penale per attività terroristiche, chiedendo per lui l’applicazione della pena di morte sulla base dell’applicazione del Patriot Act Law. Si consulta con il suo gruppo, fanno la scelta giusta dopo tre giorni di vorticosi scambi di informazioni in tutto il pianeta. “vai all’ambasciata dell’Ecuador a piedi, con la metropolitana, stai lì”. Alle 9 del mattino del 19 giugno entra nell’ambasciata dell’Ecuador. Nessuna notizia, non lo sa nessuno. Il suo gruppo apre una trattativa con gli agenti inglesi a Londra, con gli svedesi a Stoccolma e con i diplomatici americani a Rio de Janeiro. Raggiungono un accordo: “evitiamo rischio di attentati e facciamo passare le olimpiadi, il 13 agosto se ne può andare in Sudamerica, facciamo tutto in silenzio, basta che non se ne parli”. I suoi accettano, ma allo stesso tempo non si fidano (giustamente) degli anglo-americani. Si danno da fare e mettono a segno due favolosi colpi. Il primo avviene il 3 agosto, il secondo il 4.

Il 3 agosto 2012, con un anticipo rispetto alla scadenza di 16 mesi, la presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, si presenta alla sede di Manhattan del Fondo Monetario Internazionale accompagnata dal suo ministro dell’economia e dal ministro degli esteri ecuadoregno, Patino, in rappresentanza di “Alba” (acronimo che sta per Alianza Laburista Bolivariana America”) l’unione economica tra Ecuador, Colombia e Venezuela. In tale occasione, la Kirchner si fa fotografare e riprendere dalle televisioni con un gigantesco cartellone che mostra un assegno di 12 miliardi di euro intestato al Fondo Monetario Internazionale con scadenza 31 dicembre 2013, che il governo argentino ha versato poche ore prima. “Con questa tranche, la Repubblica Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi. Nel 2003 andammo in default per 112 miliardi di dollari, ma ci rifiutammo di chiedere la cancellazione del debito: scegliemmo semplicemente la dichiarazione ufficiale di bancarotta e chiedemmo dieci anni di tempo per restituire i soldi a tutti, compresi gli interessi. Per dieci, lunghi anni, abbiamo vissuto nel limbo. Per dieci, lunghi anni, abbiamo protestato, contestato e combattuto contro le decisioni del Fondo Monetario Internazionale che voleva imporci misure restrittive di rigore economico sostenendo che fosse l’unica strada. Noi abbiamo seguito una strada diversa, opposta: quella del keynesismo basato sul bilancio sociale, sul benessere equo sostenibile e sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, investendo invece di tagliare. Abbiamo risolto i nostri problemi. Ci siamo ripresi. Non solo. Siamo oggi in grado di saldare l’ultima tranche con 16 mesi di anticipo. Le idee del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale in materia economica sono idee errate, sbagliate. Lo erano allora lo sono ancor di più oggi: Chi vuole operare, imprendere, creare lavoro e ricchezza, è benvenuto in Argentina: siamo una nazione che ha dimostrato di essere solvibile, quindi pretendiamo rispetto e fedeltà alle norme e alle regole, da parte di tutti, dato che abbiamo dimostrato, noi per primi, di rispettare i dispositivi del diritto internazionale……” ecc. Subito dopo (cioè 15 minuti dopo) la Kirchner ha presentato una denuncia formale contro la Gran Bretagna e gli Usa al WTO (World Trade Organization) la più importante associazione planetaria di scambi commerciali coinvolgendo il Fondo Monetario Internazionale grazie ai files messi a disposizione da Wikileaks, cioè Assange. L’Argentina ha saldato i debiti, ma adesso vuole i danni. Con gli interessi composti. “Volevano questo, bene, l’hanno ottenuto. Adesso che paghino”. E’ una lotta tra la Kirchner e la Lagarde. Le due Cristine duellano da un anno impietosamente. Grazie (o per colpa) di Assange, dato che il suo gruppo ha tutte le trascrizioni di diverse conversazioni in diverse cancellerie del globo, che coinvolgono gli Usa, la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia, la Germania, il Vaticano, dove l’economia la fa da padrone: Osama Bin Laden è stato mandato in soffitta e sostituito da John Maynard Keynes, lui è diventato il nemico pubblico numero uno delle grandi potenze; in queste lunghe conversazioni si parla di come mettere in ginocchio le economie sudamericane, come portar via le loro risorse energetiche, come impedir loro di riprendersi e crescere, come fare per impedire ai loro governi di far passare i piani economici keynesiani applicando invece i dettami del Fondo Monetario Internazionale il cui unico scopo consiste nel praticare una politica neo-colonialista a vantaggio soprattutto di Spagna, Italia e Germania, con capitali inglesi. Gran parte dei file già resi pubblici su internet. Gran parte dei file, gentilmente offerti da Assange all’ambasciatore in Gran Bretagna dell’Ecuador, il quale -siamo sempre il 3 agosto a New York- ricorda chi rappresenta e che cosa ha fatto l’Ecuador, ovvero la prima nazione del continente americano, e unica nazione nel mondo occidentale dal 1948, ad aver applicato il concetto di “debito immorale” ovvero “il rifiuto politico e tecnico di saldare alla comunità internazionale i debiti consolidati dello Stato perché ottenuti dai precedenti governi attraverso la corruzione, la violazione dello Stato di Dirirtto, la violazione di norme costituzionali”. Il 12 dicembre del 2008, infatti, il neo presidente del governo dell’Ecuador Rafael Correa (pil intorno ai 50 miliardi di euro, pari a 30 volte di meno dell’Italia) dichiara ufficialmente in diretta televisiva in tutto il continente americano (l’Europa non ha mai trasmesso neppure un fotogramma e difficilmente si trova nella rete europea materiale visivo) di “aver deciso di cancellare il debito nazionale considerandolo immondo, perché immorale; hanno alterato la costituzione per opprimere il popolo raccontando il falso. Hanno fatto credere che ciò chè è Legge, cioè legittimo, è giusto. Non è così: da oggi in terra d’Ecuador vale il nuovo principio costituzionale per cui ciò che è giusto per la collettività allora diventa legittimo”. Cifra del debito: 11 miliardi di euro. Il Fondo Monetario Internazionale fa cancellare l’Ecuador dal nòvero delle nazioni civili: non avrà mai più aiuti di nessun genere da nessuno “Il paese va isolato” dichiara Dominique Strauss Kahn, allora segretario del Fondo Monetario.. Il paese è in ginocchio. Il giorno dopo, Hugo Chavez annuncia ufficialmente che darà il proprio contributo dando petrolio e gas gratis all’Ecuador per dieci anni. Quattro ore più tardi, il presidente Lula annuncia in televisione che darà gratis 100 tonnellate al giorno di grano, riso, soya e frutta per nutrire la popolazione, finchè la nazione non si sarà ripresa. La sera, l’Argentina annuncia che darà il 3% della propria produzione di carne bovina di prima scelta gratis all’Ecuador per garantire la quantità di proteine per la popolazione. Il mattino dopo, in Bolivia, Evo Morales annuncia di aver legalizzato la cocaina considerandola produzione nazionale e bene collettivo. Tassa i produttori di foglie di coca e offre all’Ecuador un prestito di 5 miliardi di euro a tasso zero restituibile in dieci anni in 120 rate. Due giorni dopo, l’Ecuador denuncia la United Fruit Company e la Del Monte & Associates per “schiavismo e crimini contro l’umanità”, nazionalizza l’industria agricola delle banane (l’Ecuador è il primo produttore al mondi di banane) e lancia un piano nazionale di investimento di agricoltura biologica ecologica pura. Dieci giorni dopo, i verdi bavaresi, i verdi dello Schleswig Holstein, in Italia la Conad, e in Danimarca la Haagen Daaz, si dichiarano disponibili a firmare subito dei contratti decennali di acquisto della produzione di banane attraverso regolari tratte finanziarie pagate in euro che possono essere scontate subito alla borsa delle merci di Chicago. Il 20 dicembre del 2008, facendosi carico della protesta della United Fruit Company, il presidente George Bush (già deposto ma in carica formale fino al 17 gennaio 2009) dichiara “nulla e criminale la decisione dell’Ecuador” annunciando la richiesta di espulsione del paese dall’Onu: “siamo pronti anche a una opzione militare per salvaguardare gli interessi statunitensi”. Il mattino dopo, il potente studio legale di New York Goldberg & Goldberg presenta una memoria difensiva sostenendo che c’è un precedente legale. Sei ore dopo, gli Usa si arrendono e impongono alla comunità internazionale l’accettazione e la legittimità del concetto di “debito immorale”. La United Fruit company viene provata come “multinazionale che pratica sistematicamente la corruzione politica” e condannata a pagare danni per 6 miliardi di euro. Da notare che il “precedente legale” (tuttora ignoto a gran parte degli europei) è datato 4 gennaio 2003 a firma George Bush. Eh già. E’ accaduto in Iraq, che in quel momento risultava “tecnicamente” possedimento americano in quanto occupato dai marines con governo provvisorio non ancora riconosciuto dall’Onu. Saddam Hussein aveva lasciato debiti per 250 miliardi di euro (di cui 40 miliardi di euro nei confronti dell’Italia grazie alle manovre di Taraq Aziz, vice di Hussein e uomo dell’opus dei fedele al vaticano) che gli Usa cancellano applicando il concetto di “debito immorale” e quindi aprendo la strada a un precedente storico recente. Gli avvocati newyorchesi dell’Ecuador offrono al governo americano una scelta: o accettano e stanno zitti oppure se si annulla la decisione dell’Ecuador allora si annulla anche quella dell’Iraq e quindi il tesoro Usa deve pagare subito i 250 miliardi di euro a tutti compresi gli interessi composti per quattro anni. Obama, non ancora insediato ma già eletto, impone a Bush di gettare la spugna. La solida parcella degli avvocati newyorchesi viene pagata dal governo brasiliano.

Nasce allora il Sudamerica moderno.

E cresce e si diffonde il mito di Rafael Correa, presidente eletto dell’Ecuador. Non un contadino indio come Morales, un sindacalista come Lula, un operaio degli altiforni come Chavez. Tutt’altra pasta. Proveniente da una famiglia dell’alta borghesia caraibica, è un intellettuale cattolico. Laureato in economia e pianificazione economica a Harvard, cattolico credente e molto osservante, si auto-definisce “cristiano-socialista come Gesù Cristo, sempre schierato dalla parte di chi ha bisogno e soffre”. Il suo primo atto ufficiale consiste nel congelare tutti i conti correnti dello Ior nella banche cattoliche di Quito e tale cifra viene dirottata in un programma di welfare sociale per i ceti più disagiati. Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene sottoposta a regolare processo. Finiscono tutti in carcere, media di dieci anni a testa con il massimo rigore. Beni confiscati, proprietà nazionalizzate e ridistribuite in cooperative agricole ecologiche. Invia una lettera a papa Ratzinger dove si dichiara “sempre umile servo di Sua Illuminata Santità” dove chiede ufficialmente che il vaticano invii in Ecuador soltanto “religiosi dotati di profonda spiritualità e desiderosi di confortare i bisognosi evitando gli affaristi che finirebbero sotto il rigore della Legge degli uomini”.[Gli altri se ne possono comodamente andare affanculo n.d.r]

Tutto ciò lo si può raccontare oggi, grazie alla bella pensata del Foreign Office, andati nel pallone. In tutto il pianeta Terra, oggi, si parla di Rafael Correa, dell’Ecuador, del debito immorale, del nuovo Sudamerica che ha detto no al colonialismo e alla servitù alle multinazionali europee e statunitensi.
In Italia lo faccio io sperando di essere soltanto uno dei tanti.
Questo, per spiegare “perché l’Ecuador”.

E’ un chiaro segnale che il gruppo di Assange sta dando a chi vuol capire e comprendere che TINA è un Falso. Non è vero che non esiste alternativa. Per 400 anni, da quando gli europei scoprirono le banane ricche di potassio, gli ecuadoregni hanno vissuto nella povertà, nello sfruttamento, nell’indigenza, mentre per centinaia di anni un gruppo di efferati oligarchi si arricchiva alle loro spalle. Non è più così. E non lo sarà mai più. A meno che non finiscano per vincere Mitt Romney, Mario Draghi, Mario Monti, David Cameron e l’oligarchia finanziaria. L’esempio dell’Ecuador è vivo, può essere replicato in ogni nazione africana o asiatica del mondo.

Anche in Europa.
Per questo Jules Assange ha scelto l’Ecuador.
Ma non basta.

Il colpo decisivo al sistema viene dato da una notizia esplosiva resa pubblica (non a caso) il 4 agosto del 2012. “Jules Assange ha firmato il contratto di delega con il magistrato spagnolo Garzòn che ne rappresenta i diritti legali a tutti gli effetti e in ogni nazione del globo”.

Ma chi è Garzòn?

E’ il nemico pubblico numero uno della criminalità organizzata.
E’ il nemico pubblico numero uno dell’opus dei.
E’ il più feroce nemico di Silvio Berlusconi.
E’ in assoluto il nemico più pericoloso per il sistema bancario mondiale.

Magistrato spagnolo con 35 anni di attività ed esperienza alle spalle, responsabile della procura reale di Madrid, ha avuto tra le mani i più importanti processi spagnoli degli ultimi 25 anni. Esperto in “media & finanza” e soprattutto grande esperto in incroci azionari e finanziari, salì alla ribalta internazionale nel 1993 perché presentò all’interpol una denuncia contro Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri (chiedendone l’arresto) relativa a Telecinco, Pentafilm, Fininvest, reteitalia e Le cinq da cui veniva fuori che la Pentafilm (Berlusconi e Cecchi Gori soci, cioè Pd e PDL insieme) acquistava a 100 $ i diritti di un film alla Columbia Pictures che rivendeva a 500$ alla telecinco che li rivendeva a 1000$ a rete Italia che poi in ultima istanza vendeva a 2000$ alla Rai, in ben 142 casi tre volte: li ha venduti sia a Rai1 che a Ra2 che a Rai3. Lo stesso film. Cioè la Rai (ovvero noi) ha pagato i diritti di un film 20 volte il valore di mercato e l’ha acquistato tre volte, così tutti i partiti erano presenti alla pari. Quando si arrivò al nocciolo definitivo della faccenda, Berlusconi era presidente del consiglio, quindi Garzòn venne fermato dall’Unione Europea. Ottenne una mezza vittoria. Chiuse la telecinco e finirono in galera i manager spagnoli. Ma Berlusconi rientrò dalla finestra nel 2003 come Mediaset. Si riaprì la battaglia, Garzòn stava sempre lì. Nel 2006 pensava di avercela fatta ma il governo italiano di allora (Prodi & co.) aiutò Berlusconi a uscirne. Nel 2004 aprì un incartamento contro papa Woytila e contro il managament dello Ior in Spagna e in Argentina, in relazione al finanziamento e sostegno da parte del vaticano delle giunte militari di Pinochet e Videla in Sudamerica. Nel 2010 Garzòn si dimise andando in pensione ma aprì uno studio di diritto internazionale dedicato esclusivamente a “media & finanza” con sede all’Aja in Olanda. E’ il magistrato che è andato a mettere il naso negli affari più scottanti, in campo mediatico, dell’Europa, degli ultimi venti anni. In quanto legale ufficiale di Assange, il giudice Garzòn ha l’accesso ai 145.000 file ancora in possesso di Jules Assange che non sono stati resi pubblici. Ha già fatto sapere che il suo studio è pronto a denunciare diversi capi di stato occidentali al tribunale dei diritti civili con sede all’Aja. L’accusa sarà “crimini contro l’umanità, crimini contro la dignità della persona”.

La battaglia è dunque aperta.
E sarà decisiva soprattutto per il futuro della libertà in rete.
In Usa non fanno mistero del fatto che lo vogliono morto. Anche gli inglesi.

Ma hanno non pochi guai perché, nel frattempo, nonostante sia abbastanza paranoico (e ne ha ben donde) Assange ha provveduto a tirar su un gruppo planetario che si occupa di contro-informazione (vera non quella italiana). I suoi esponenti sono anonimi. Nessuno sa chi siano. Non hanno un sito identificato. Semplicemente immettono in rete dati, notizie, informazioni, eventi. Poi, chi vuole sapere sa dove cercare e chi vuole capire capisce.

Quando la temperatura si alza, va da sé, il tutto viene in superficie.
E allora si balla tutti.

In Sudamerica, oggi, la chiamano “British dance”.
Speriamo soltanto che non abbia seguiti dolorosi o sanguinosi.

Per questo Assange sta dentro l’ambasciata dell’Ecuador.
Per questo Garzòn lo difende.
Per questo, questa storia relativa al Sudamerica, va raccontata.
Per questo l’Impero Britannico ha perso la testa e lo vuole far fuori.

Perché Assange ha accesso a materiale di fonte diretta.

E il solo fatto di dirlo, e divulgarlo, scopre le carte a chi governa, e ricorda alla gente che siamo dentro una Guerra Invisibile Mediatica.
Non sanno come fare a fermare la diffusione di informazioni su ciò che accade nel mondo.
Finora gli è andata bene, rimbecillendo e addormentando l’umanità.

Ma nel caso ci si risvegliasse, per il potere sarebbero dolori davvero imbarazzanti.
Wikileaks non va letto come gossip.

Non lo è.
C’è gente che per immettere una informazione da un anonimo internet point a Canberra, Bogotà o Saint Tropez, rischia anche la pelle.

Questi anonimi meritano il nostro rispetto.
E ci ricordano anche che non potremo più dire, domani “ma noi non sapevamo”.
Chi vuole sapere, oggi, è ben servito. Basta cercare.

Se poi, con questo Sapere un internauta non ne fa nulla, è una sua scelta.
Tradotto vuol dire: finchè non mandiamo a casa l’immonda classe politica che mal ci rappresenta, le chiacchiere rimarranno a zero. Perché ormai sappiamo tutti come stanno le cose.

Altrimenti, non ci si può lamentare o sorprendersi che in Italia nessuno abbia mai parlato prima dell’Ecuador, di Rafael Correa, di ciò che accade in Sudamerica, dello scontro furibondo in atto tra la presidente argentina e brasiliana da una parte e Christine Lagarde e la Merkel dall’altra.

Perché stupirsi, quindi, che gli inglesi vogliano invadere un’ambasciata straniera?
Non era mai accaduto neppure nei momenti più bollenti della cosiddetta Guerra Fredda.
Come dicono in Sudamerica quando si chiede “ma che fanno in Europa, che succede lì?”

Ormai si risponde dovunque “In Europa dormono. Non sanno che la vita esiste”.

Fonte: sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Ago 13, 2012 - Economia, Informazione, Lavoro    No Comments

Crisi: -23mila giovani imprenditori in un anno Scomparsi anche 9mila ristoranti

ROMA – La crisi non risparmia i giovani, non solo quelli che tentano di fare il loro ingresso nel mondo del lavoro, ma anche quelli che provano a fare impresa da sé. Le aziende ‘giovanili’, cioè quelle guidate da un under 35, sono oggi 642.000, il 3% in meno rispetto a dodici mesi fa. Tra giugno 2011 e giugno 2012, infatti, in base ai dati elaborati da InfoCamere, tra quelle iscritte al Registro Imprese delle Camere di commercio italiane ne mancano all’appello 22.709. Allarme di Confcommercio: scomparsi in un anno anche 9mila ristoranti. Ma se i negozi diminuiscono, aumentano di 5.000 unità i venditori ambulanti.

Sempre meno giovani. Lo stock di giovani imprenditori sotto la soglia dei 35 anni è diminuito del 3,4%, a fronte di una riduzione più contenuta (-2,5%) del solo universo al femminile, che ha subito una contrazione di poco più di 4mila unità. Tutti negativi i saldi regionali per il totale delle imprese giovanili del periodo esaminato: in termini assoluti, le maggiori perdite vengono da Lombardia (-3.654 imprese), Campania (-2.676) e Veneto (-2.476) che, insieme, realizzano il 39% di tutto il saldo negativo. In termini relativi, le regioni che hanno fatto registrare la contrazione maggiore sono invece la Valle d’Aosta (-8,3% la diminuzione registrata), seguita dalla Sardegna (-6,3%) e dal Veneto (-5,5%). Anche per le imprese giovanili in ”rosa” i saldi fanno registrare una serie quasi ininterrotta di flessioni: ad eccezione della Valle d’Aosta (+7 unità) e del Friuli Venezia Giulia (bilancio in pareggio nei dodici mesi), le restanti regioni inanellano diminuzioni che vanno dalla più contenuta del Trentino Alto Adige (-15 unità) a quella più evidente della Campania (-1.150 imprese).

Le imprese degli ”under 35” si concentrano soprattutto nei settori più tradizionali. Al 30 giugno scorso, infatti, i settori con la maggior presenza di imprenditori giovani sono quelli del commercio (178mila unità per un peso percentuale sul totale superiore al 27%) e delle costruzioni (oltre 121mila imprese con peso che sfiora il 19%).
 
Anno nero per tempo libero e comunicazioni. Nel 2011 sono scomparsi quasi 9 mila ristoranti [ma non erano tutti pieni? ndr],  rivela l’ultimo rapporto della Confcommercio sulle economie territoriali e il terziario di mercato. Lo scorso anno è stato negativo per tutto il settore che raggruppa le attività del turismo, del tempo libero e delle comunicazioni. Nel complesso il comparto ha fatto registrare, tra iscrizioni d’imprese e cancellazioni, un saldo negativo per oltre 13 mila aziende, praticamente sparite. “Il numero delle cessazioni è stato elevato in tutte le componenti del settore, ma è nei servizi di ristorazione – si legge nello studio – che ha raggiunto valori preoccupanti, rappresentando oltre il 67% del totale delle cancellazioni dell’aggregato”, ovvero 8.857 su 13.199. Estendendo lo sguardo, secondo Confcommercio nel totale dell’economia le aziende andate in fumo nel 2011 sono oltre 2 mila. L’associazione rileva per il commercio la perdita di più di 30 mila esercizi, per il trasporto e la logistica di quasi 7.900 imprese e per gli altri servizi (dagli studi professionali alle agenzie immobiliari) il saldo negativo risulta essere di 9.400.

Meno negozi, più bancarelle
. La crisi impone acquisti più oculati e favorisce i venditori ambulanti: nel 2011 il numero delle imprese itineranti (che vanno dai mercati quotidiani e settimanali, ai posteggi a rotazione) è aumentato di oltre 5 mila unità. Gli incrementi si sono registrati soprattutto nel Centro-sud, (+4.111 imprese). A rivelarlo sono i dati sul commercio ambulante pubblicati nel Rapporto sulle economie territoriali e il terziario di mercato dell’Ufficio studi di Confcommercio. Nonostante il rallentamento dei consumi, dunque, il commercio itinerante, in controtendenza, cresce. A dicembre 2011 il numero delle imprese ambulanti è di 175.913 di cui la quota più rilevante, oltre il 45%, è al Sud. Una percentuale del 35,2% si trova invece al Nord, mentre al Centro risiedono solo il 19,5% dei venditori itineranti. La maggior concentrazione di ambulanti, dunque, è nel mezzoggiorno: la Campania è in testa per numero di unità (22.171), seguita da Sicilia (20.115) e Puglia (15.828). Per quanto riguarda le regioni del centro-nord, invece, troviamo al primo posto la Lombardia con 19.962 unità, il Lazio (14.223) e il Piemonte (13.466).

Per quanto riguarda la specializzazione merceologica del commercio itinerante, i dati di Confcommercio indicano che la maggior parte degli esercizi vende abbigliamento, calzature e prodotti tessili: la percentuale è del 43%. I venditori di prodotti alimentari coprono il 22% del totale, mentre la restante quota è rappresentata da operatori generici che vendono merce non specificata (33,3%).

Fonte: repubblica.it

Chi usa Facebook avvelena anche te. Digli di smettere

Tratto dal Blog di Paolo Attivissimo:

Niente di personale, F., e grazie per i complimenti, ma se usi un’applicazione che mi obbliga ad abbassare le mie difese e permettere agli altri di farsi i fatti miei per poterti rispondere, non ti risponderò.

Seriamente? C’è un’applicazione per Facebook che ti permette di rispondere a chi la usa soltanto se cambi le tue impostazioni in modo da consentire agli amici (quali? Tutti?) che usano le applicazioni (quali? Tutte?) di vederti online? E che mi chiede serenamente “Vuoi consentire agli amici che usano altre applicazioni di vederti online?” e magari pretende che io risponda con un disinvolto clic su Consenti?

Dov’è il pulsante Mavaff in Facebook?

Aggiornamento (2012/08/09 00:10) – La persona che mi ha inviato il messaggio in chat su Facebook mi ha contattato via mail  mi ha spiegato che ha inviato il messaggio “attraverso Skype che si collega all’account facebook”. Se usate quest’applicazione, tenete presente quali sono le sue conseguenze per chi riceve i vostri messaggi.

Fonte: attivissimo.blogspot.it

Ecco come la Cina fa la “guerra” economica al mondo

La storia contemporanea sta scorrendo sotto i nostri occhi, ma al contrario di quanto accadeva in passato, molti episodi che lasceranno la loro traccia sui libri, si svolgono ben lontani dalla vecchia Europa e non attirano l’attenzione dei mass-media nostrani. Quello che segue è il resoconto di una contesa internazionale che, prima o poi, potrebbe arrivare all’attenzione mondiale in circostanze ancora più drammatiche.

7 settembre 2010, isole di Senkaku nel Mar Cinese Orientale. Un peschereccio cinese entra in collisione con due imbarcazioni della guardia costiera giapponese. Dopo la collisione, i militari giapponesi salgono a bordo del peschereccio e arrestano l’equipaggio e il capitano Qixiong Zhan che, come dimostrarono successivamente i filmati, aveva deliberatamente speronato la barca giapponese.

Le isole di Senkaku (per i cinesi isole Diaoyutai), disabitate e sconosciute al resto del mondo, sono da lungo tempo oggetto di contesa tra Cina e Giappone. Furono annesse al Giappone nel 1895, dopo la vittoria della guerra con la Cina. La disputa sulle isole è una bomba a orologeria, data l’enormità della posta in gioco. Nonostante le dichiarazioni giapponesi che gli interessi cinesi sarebbero legati ai potenziali giacimenti di petrolio, non c’è mai stato dialogo tra i due paesi sulla questione, che rimane al centro di una più ampia tensione tra Cina e Giappone, risalente al massacro di Nanjing (Nanchino) del 1937, quando furono assassinati circa 300.000 cinesi dall’esercito giapponese.

La Cina per ritorsione all’arresto del capitano, cancella un viaggio di ben 10.000 turisti cinesi in Giappone e minaccia ulteriori ritorsioni se il capitano del peschereccio non verrà rilasciato immediatamente e senza condizioni. Il 21 settembre la crisi arriva all’apice: il tribunale giapponese di Okinawa conferma l’arresto del capitano del peschereccio e a quel punto la Cina effettua un gesto clamoroso e sorprendente:  blocca totalmente l’esportazione di terre rare verso il Giappone. Il  Giappone importa dalla Cina il 90% dei propri fabbisogni di terre rare e questi metalli rari sono indispensabili all’industria giapponese.

Per dare un’idea dell’importanza della disputa, basta considerare che il trattato di mutua cooperazione e sicurezza tra Stati Uniti e Giappone, obbliga gli Stati Uniti ad un intervento militare per difendere il terrirorio giapponese. In quei giorni il segretario di stato americano dichiarava che Washington avrebbe onorato il suo impegno militare in caso di conflitto militare sulle isole Senkaku. Due giorni dopo il blocco delle esportazioni di terre rare da parte della Cina, il tribunale giapponese di Okinawa dichiara le accuse verso il capitano del peschereccio inesistenti e ordina il rilascio immediato del capitano.  Il giorno 29 settembre la Cina riattiva le procedure di esportazione, ma chiede le scuse ufficiali del Giappone e il risarcimento dei danni. Il capitano del peschereccio viene accolto in Cina come un eroe nazionale.

La marina militare cinese è solita utilizzare imbarcazioni civili per difendere la sovranità delle coste nazionali e delle acque territoriali, come parte cruciale della dottrina che gli ufficiali cinesi chiamano guerra popolare. Spesso sui pescherecci cinesi vi sono militari, in uniforme o in borghese, sempre armati. Nel novembre 2010, le riprese della collisione vengono pubblicate su internet, suscitando grande imbarazzo nel governo giapponese, che aveva fatto di tutto per mantenerlo segreto. Infatti dal video emerge la responsabilità cinese e di conseguenza dimostra come il Giappone sia stato in balia della pressione economica cinese.

L’episodio la dice lunga sull’importanza e sulla carenza mondiale di terre rare anche perchè da allora, a detta di moltissimi osservatori, la Cina ha usato questo incidente con il Giappone per iniziare una diplomazia che viene chiamata la “diplomazia del bastone” (big stick) per affermare la propria potenza sia verso il Giappone che verso i paesi occidentali. Sembra che l’episodio sia anche servito a Pechino come test, per avvisare Vietnam, Malesia, e Brunei che la contesa per le isole di Spratly (arcipelago ricco di petrolio) potrebbe seguire la stessa strada.

La super-potenza cinese ha dimostrato di non sentirsi minimamente responsabile nel ricorrere alla guerra economica pur di far valere le proprie ragioni. In Giappone anche i militari sono preoccupati, poichè la stessa spregiudicatezza potrebbe portare i cinesi all’intervento militare. Gli equilibri geopolitici ed economici del mondo, non sono più gli stessi dopo l’episodio delle isole di Senkaku.


Fonte: lindipendenza.com

Così Facebook spia le vostre chat e i vostri messaggi privati

 

facebook grande fratello spione

Le conversazioni private tra gli utenti di Facebook vengono analizzate da un algoritmo in grado di identificare e prevenire possibili reati in base alle parole che vengono scambiate.

L’algoritmo è studiato in modo da identificare un possibile messaggio criminale o eventuali piani per attentati alla sicurezza pubblica. Le conversazioni ritenute sospette vengono inoltrate alle forze dell’ordine Usa, e questo sta sollevando polemiche per quanto riguarda la privacy.

Nessuno al momento è in grado di stabilire quanto sia preciso l’algoritmo e quali siano le parole in grado di farlo entrare in azione e segnalare le conversazioni «sospette».

Si sa comunque che il codice controlla tutti gli utenti che non sono considerati «chattatori abituali». Il social network ha fatto sapere che le chat saranno consegnate ai tribunali e alle forze dell’ordine che ne fanno richiesta solo sulla base di reale necessità e consistenza degli indizi.

Fonte: unita.it

Quando si dice “parlare a vanvera”…….

Comunicato Stampa
Dura la reazione dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle in Sardegna dopo le polemiche suscitate dall’intervento durante la trasmissione ‘Monitor’, in onda il 31 maggio scorso su Videolina.

Cagliari, Alghero, Quartucciu, Sennori, 11 Giugno 2012.

A seguito delle numerose segnalazioni pervenute da tutta Italia da parte di cittadini indignati per le affermazioni di un tale ‘Francesco Perra’ in merito ai matrimoni tra omosessuali, il Movimento 5 Stelle Alghero, il Movimento 5 Stelle Quartucciu, l’Associazione 5 Stelle Cagliari e il Movimento 5 Stelle Sennori si dissociano fermamente da tali dichiarazioni, in quanto contrarie allo spirito del Movimento e lesive persino della sensibilità dei suoi attivisti. Inoltre si segnala che lo stesso Sig. Perra a nessun titolo – se non unicamente personale – è autorizzato a rilasciare dichiarazioni a nome del Movimento stesso.

Nel ricordare, infine, che in diverse realtà regionali il Movimento 5 Stelle si sta battendo a favore delle pari opportunità e del riconoscimento dei diritti civili, il Movimento 5 Stelle Alghero, il Movimento 5 Stelle Quartucciu, l’Associazione 5 Stelle Cagliari e il Movimento 5 Stelle Sennori ribadiscono con forza la loro solidarietà incondizionata a chi si è giustamente sentito offeso da un simile atteggiamento.

MoVimento 5 Stelle:
Il Movimento 5 Stelle è una libera associazione di cittadini. Non è un partito politico né si intende che lo diventi in futuro. Non ideologie di sinistra o di destra, ma idee. Vuole realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità dei cittadini il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.

Per informazioni:

Dafni Ruscetta – Ufficio Stampa Associazione 5 Stelle Cagliari

http://www.movimento5stellecagliari.it/?p=2932#comment-4842

Nonostante non piaccia ai diversamente onesti…..

 

 

eBayAbuse is Back!eBayAbuse is Back!


Giovedì 7 Giugno 2012

Siamo di nuovo online, nonostante i farabutti che ci vogliono fuori dal web, nonostante eBay che li sponsorizza, nonostante lo Stato che gli permette di far scempio della Legge e disporre a proprio piacemento del web italiano. A breve rimetteremo online i nostri soliti contenuti ma, nel frattempo, fai attenzione quando compri su eBay.it: è il più grande sito di truffe online d’Europa. La piattaforma italiana è praticamente controllata da gruppi di truffatori professionali che godono della ‘simpatia’ di personale dell’Assistenza che li appoggia in ogni modo: se non sei esperto, le probabilità di acquistare su eBay senza restare truffato sono veramente scarse.

Aggiornamento ore 13:
In attesa di tornare online con il nostro solito dominio, stiamo estendendo una rete di presenze che faranno da mirror ai contenuti di eBayabuse, in maniera da garantirne la presenza anche se il sito madre finisce offline. Abbiamo anche attivato un solido sistema di RSS ed entro stasera saremo massicciamente presenti su wordpress.com, blogspot.com, twitter e facebook con un fanclub. Se qualcuno vuole dare una mano può contattare mirror.ebayabuse@gmail.com


 




Aggiornamento 8 Giugno 2012:


Nuovamente raggiungibile.

 

 

 


Per quanti avessero difficoltà, di seguito l’elenco dei mirror dai quali poter accedere al servizio:


La Distanza dalla vita normale di LORSIGNORI…

MONTI E CHI GUADAGNA 5 EURO ALL’ORA

DI MARCELLO FOA
blog.ilgiornale.it

Ci sono immagini che non richiedono commenti. Guardatevi lo stralcio dell’intervista concessa dal premier Mario Monti alla Sette (vedi più sotto, ndr). Formigli gli chiede: se lei avesse un figlio ventenne, laureato che guadagna 5 euro all’ora con un contratto da precario che cosa gli direbbe: vai via dall’Italia? Come lo convincerebbe a restare?

Mario Monti resta in silenzio per 17 secondi, poi farfuglia una risposta sconclusionata, evasiva; tipica dell’accademico che non sa cosa sia la realtà, che non ha mai visto, né frequentato, né pensato a chi lavora umilmente; perché quel mondo non gli appartiene, esce dal suo radar mentale se non per ripetere le stesse regole astratte sulla flessibilità, sulla necessità di cambiare.


O meglio: cambino gli altri, lui no di certo. Quanto a suo figlio, è giovanissimo ma ha già fatto una carriera brillante a Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citigroup, Parmalat. Per meriti personali, non dubitiamo

Marcello Foa
Fonte: http://blog.ilgiornale.it
Link: http://blog.ilgiornale.it/foa/2012/05/26/monti-e-che-guadagna-5-euro-allora/ 26.05.2012

Tratto da: comedonchisciotte.org

Problemi SERISSIMI in vista…..

EFFEDIEFFEIl buon Maurizio Blondet mi perdonerà per il copia/incolla, ma si tratta di una notizia di un ALLARMATE SPAVENTOSO!LEGGETE E DIFFONDETE!!!


La nuova Rivoluzione Americana. Sarà stroncata.

Il Dipartimento per la Homeland Security si prepara: ha comprato 450 milioni di proiettili a punta cava molto potenti di grosso calibro (40 , pari a 10 mm) e altri 175 milioni di munizioni calibro .223 (5,56 mm), che è il calibro NATO. Ne dà notizia sul sito «Liberty Bell» Ron Holland, economista, attivista e blogger, che ricorda come il primo tipo di munizioni sia vietato nei conflitti fra nazioni fin dalla Convenzione dell’Aja del 1899, e «si può solo immaginare in quale situazione domestica questa potenza di fuoco può essere usata dalla Sicurezza Interna». La ditta fornitrice, ATK, vanta così le sue pallottole: offrono «optimum penetration for terminal performance» (Where Do We Go From Here in the Freedom Movement?).

Holland annuncia un seminario che si terrà l’11 luglio a Las Vegas, cui interverranno note personalità, sul tema: «Crisi in America, un appello all’Azione» (A Call for Action). «Sono tempi da paura, ed è per questo che abbiamo una sessione speciale d’emergenza». Ad organizzare l’incontro è il Freedom Movement, il gruppo del movimento libertario a cui si richiama anche Ron Paul.

Ron Paul (benchè abbia ottenuto lusinghieri risultati elettorali) s’è ritirato dalla corsa presidenziale, lasciando nella confusione i suoi militanti e ausiliari della campagna, ed è un altro indizio di qualcosa di grave. Lui motiva la sua rinuncia con ragioni finanziarie (plausibili); alcuni dei suoi più stretti collaboratori negano che abbia capitolato e danno un’altra ragione: Message from Ron Paul 5/14/2012.

Il 76enne politico sa che non è possibile affermarsi al di fuori del sistema dei due partiti, non si può sfidare oltre il partito di cui anche il suo movimento ha bisogno, ossia il Partito Repubblicano cui formalmente appartiene, e rientra nella casa-madre contando di influenzarlo dall’interno. Plausibile anche questo.

Ma c’è una misteriosa «colazione d’affari» a cui Ron Paul è stato invitato da Ben Bernanke, il capo della Federal Reserve, presso la Banca Centrale, pochi giorni prima dell’annuncio della rinuncia (il Wall Street Journal ha dato notizia dell’incontro il 9 maggio). Ron Paul è un noto nemico della FED, di cui chiede l’abolizione pura e semplice. Il tema dell’incontro è rimasto riservato (Fed Foe Ron Paul Breakfasts With Bernanke at Central Bank).

I siti che appoggiano il vecchio fanno ridde di ipotesi su pressioni e minacce che Ron Paul potrebbe aver ricevuto, onde mettere fine ad una campagna che stava diventando troppo efficace e pericolosa per un establishment esso stesso in piena crisi di sistema, fra il degrado dell’egemonia e il declino economico. Questo ha scelto, come sfidante di Obama, Mitt Romney; e Ron Paul tallonava il candidato prescelto troppo da vicino. A pericolo percepito come estremo, l’establishment non ha mai mancato di ricorrere a mezzi estremi. Abbastanza, in questo caso, dal dissuadere il vecchio parlamentare a rientrare nei ranghi.

Si aggiungano le ormai annose informazioni sull’allestimento di vasti campi di concentramento per la popolazione, di gigantesche scorte di alimenti conservati fatte dallo Stato federale, di migliaia di bare, di reparti delle forze armate in addestramento per essere usate contro la popolazione (ciò che è vietato dalla Costituzione); si profila qualche evento, che il già citato Holland spiega così: «Il governo federale si sta preparando per disordini civili senza precedenti, peggiori che in Grecia e Spagna, quando Washington sarà costretto ad imporre piani di ‘austerità’ l’anno prossimo, dopo le elezioni di novembre».

Da dicembre infatti scattano una serie di tagli automatici o forzati al bilancio federale, resi obbligatori per le norme sul «tetto all’indebitamento» (debt ceiling) approvate l’anno scorso.

Di questo momento fatale ha parlato il 24 aprile, davanti al Council on Foreign Relations (lo storico centro decisionale dell’establishment), Erskine Bowles, condirettore della Commissione per il Bilancio del presidente Obama. Bowles ha spiegato al selezionato pubblico che tutti i dollari di entrate fiscale sono andati nelle spese fisse (Medicare, Medicaid, Sicurezza Sociale) e nel ‘servizio del debito’, 250 miliardi di dollari; ma questa cifra già mostruosa può salire a fine anno a 600 miliardi per il solo rincaro degli interessi passivi dovuto al credit crunch mondiale, e «possiamo trovarci a spendere mille miliardi in soli interessi in un batter d’occhio».

Le entrate fiscali sono andate via per quello. Per tutte le altre spese della superpotenza – Pentagono, infrastrutture, ricerca, istruzione, sicurezza interna, e le due guerre in corso – si è ricorso a prestiti; metà dei quali, ha detto Bowles, li abbiamo ottenuti da Paesi stranieri. Siamo al punto, ha celiato, che se la Cina invadesse Taiwan e fossimo costretti al conflitto come ci obbliga il trattato d’alleanza, per farlo dovremmo chiedere un altro prestito ai cinesi. Risate nervose in aula (U.S. Perfecting Formula for Budget Failure, Says Bowles).

A dicembre, il bilancio federale incontrerà diversi «scalini» in discesa, dai tagli obbligatori di 1,1 trilione (metà li subirà il Pentagono), diverse scadenze di facilitazioni fiscali risalenti all’era Bush, eccetera: da 4 a 7 trilioni (ossia 7 mila miliardi di dollari) di tagli, per i quali non ci si è affatto preparati. Anche perchè con il voto per la presidenza a novembre, nè l’Amministrazione Obama nè il Congresso a lui avverso hanno interesse a cominciare i tagli. Anche se a dire il vero la Camera bassa (dove la maggioranza è ostile ad Obama) ha già passato una legge che grazia dai tagli automatici la Difesa, trasferendoli sui servizi sociali e sulla (pseudo) riforma sanitaria varata da Obama, e aumentando i contributi a carico dei dipendenti statali per le pensioni. Anche se questa legge sarà silurata al Senato dove la maggioranza è del Partito Democratico, ciò indica l’orientamento prevalente nel mondo politico come nei poteri forti: piuttosto che le spese militari (strumento dell’egemonia terminale), si taglieranno le miserabili spese sociali. Dalla sanità fino ai buoni-pasto caritativi, da cui dipendono decine di milioni di americani (Appalled by sequester cuts, House begins efforts to avoid them).

Di qui la necessità di provvedere in anticipo a probabili rivolte sociali. Il movimento libertario si prepara con il Freedom Festial a Las Vegas; la Homeland Security con i 450 milioni di palle calibro .40, e con la nuova legislazione già varata: il National Defense Autorization Act che toglie ai cittadini americani l’habeas corpus – se definiti «terroristi» o «enemy combatants» possono essere incarecerati senza processo e senza limiti di tempo, fino alla proposta della senatrice democratica Barbara Boxer: chi deve all’ufficio imposte più di 50 mila dollari si vedrà ritirare il passaporto.

«Tempi da paura», come dice Holland.

Fonte: effedieffe.com
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