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Mar 30, 2011 - Ecologia    No Comments

Problemi di inquinamento? Impatto Ambiaentale? COSA SONO??

OIL SarasOIL: la forza devastante del petrolio, la dignità del popolo sardo.

Per quanti interessati, il film è acquistabile presso il SITO UFFICIALE per soli 16,00 euro.
Contribuirete alle spese sostenute per la produzione della SECONDA PARTE DEL FILM!!

la Nuova Sardegna — 17 maggio 2009 pagina 07 sezione: SARDEGNA
CAGLIARI. Si intitola ‘Oil, la forza devastante del petrolio, la dignità del popolo sardo’. È un film-documento di 70 minuti sulla grande raffineria di Sarroch, sul colossale indotto economico che rappresenta e sui timori che la circondano da sempre. Firmato e prodotto a proprie spese dal regista leccese-milanese Massimiliano Mazzotta, doveva essere proiettato venerdì scorso alla sala Nanni Loy dell’Ersu. Ma la notizia di un ricorso per sequestro giudiziario presentato in via d’urgenza dagli avvocati Angelo Luminoso e Guido Chessa Miglior per conto della Saras ha fatto saltare la data allestita dall’associazione studentesca Pesa. L’istanza cautelare è stata respinta dal giudice civile, che per ora non ha ravvisato motivi per bloccare la diffusione del documentario e ha convocato le parti per il 20 maggio. Nel frattempo Oil è stato proposto ieri a San Sperate al circolo Gramsci e verrà rilanciato a Cagliari stasera, alle 20.30 al teatro civico all’aperto di Castello. Un appuntamento che a questo punto assume significati particolari. «Siamo rimasti stupiti di quest’iniziativa – avverte Antonio Caronia, docente di comunicazione multimediale all’Accademia delle Belle Arti di Brera, che collabora col regista – perchè il documentario è equilibrato, per quasi un quarto del tempo registra la posizione di quattro dirigenti Saras». Parla però anche dei rischi per la salute degli abitanti di Sarroch, che una ricerca epidemiologica condotta da Annibale Biggeri dell’Università di Firenze sembra confermare: alterazioni del dna, quelle che Saras ha sempre negato ribattendo nel corso degli anni con ricerche di pari autorevolezza. Ma ad infastidire i vertici della raffineria sarebbero altri passaggi, di cui i legali della Saras chiedono «l’eliminazione dal contesto del film», come quello in cui scorrono le immagini del funerale di un giovane operaio che lavorava in un’azienda esterna, morto di cancro a 31 anni, alternate ai fotogrammi di un Massimo Moratti sorridente. Mancherebbero poi le liberatorie dei quattro dirigenti che hanno accettato di parlare dell’impianto di Sarroch davanti alla telecamera. Mentre ad accrescere il taglio critico del lavoro sono le testimonianze di operai e abitanti di Sarroch, preoccupati per i rischi – finora mai dimostrati inoppugnabilmente – che la presenza della raffineria provocherebbe per la loro salute. Niente che abbia fatto sobbalzare sulla sedia gli spettatori, almeno finora. Ma quanto basta a mettere in moto i legali dei fratelli Moratti, che chiedono la condanna di Mazzotta, il risarcimento dei danni e la restituzione di materiale utilizzato per la produzione. Ma perchè questo tentativo di fermare la proiezione di un film ormai già diffuso? L’ufficio comunicazione della Saras: «All’Ersu così come a tutti gli altri organizzatori che ci hanno invitato alla proiezione del documentario abbiamo risposto allo stesso modo, declinando l’invito. Per una ragione semplice, c’è un ricorso all’esame del giudice civile e mercoledì prossimo ci sarà l’udienza». Quindi nessun tentativo di censura ma una contromossa legale per limitare i danni d’immagine che il documentario – a giudizio degli avvocati della Saras – potrebbe provocare. Dall’altra parte, nell’entourage del regista, ogni commento viaggia sui binari della pacatezza: «Per ora il giudice non ha bloccato il film e credo che nessuno possa rilevare contenuti diffamatori nel lavoro di Mazzotta – spiega Caronia – poi naturalmente aspettiamo una pronuncia definitiva. Intanto andiamo avanti». –


LA NUOVA SARDEGNA http://ric​erca.quoti​dianiespre​sso.it/lan​uovasardeg​na/archivi​ o/lanuovas​ardegna/20​09/05/17/S​L4PO_SL402​.html

Fonte: Current.com

 

Mar 16, 2011 - Ecologia    No Comments

Sul Nucleare, lasciamo parlare a chi…

Carlo RubbiaIn questi giorni, dopo le raccapriccianti vicissitudini accadute ai fratelli Giapponesi, volano stracci tra esperti e pseudo esperti di destra e sinistra… … ma Carlo Rubbia, nei confronti del quale ogni commento è riduttivo, ha affermato: L’errore nucleare Il futuro è nel sole

Vi riporto una intervista pubblicata da Repubblica.it

ROMA – Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell’energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta. “In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall’altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell’Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti”.

La vena di amarezza che ha nella voce Carlo Rubbia quando parla dell’Italia non è casuale. Gli studi di fisica al Cern di Ginevra e gli incarichi di consulenza in campo energetico in Spagna, Germania, presso Nazioni unite e Comunità europea lo hanno allontanato dal nostro paese. Ma in questi giorni il premio Nobel è a Roma, dove ha tenuto un’affollatissima conferenza su materia ed energia oscura nella mostra “Astri e Particelle”, allestita al Palazzo delle Esposizioni da Infn, Inaf e Asi.

Un’esibizione scientifica che in un mese ha già raccolto 34mila visitatori. Accanto all’energia oscura che domina nell’universo, c’è l’energia che è sempre più carente sul nostro pianeta. Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare. 

Cosa ne pensa?
“Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c’è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano”.

Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c’è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?
“Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell’Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell’arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l’amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L’unico dubbio ormai non è se l’energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi”.

Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola…
“Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l’energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell’idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l’energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici – a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici – sono in grado di risolvere il problema dell’accumulo”.

La costruzione di grandi centrali solari nel deserto ha un futuro?
“Certo, i tedeschi hanno già iniziato a investire grandi capitali nel progetto Desertec. La difficoltà è che per muovere le turbine è necessaria molta acqua. Perfino le centrali nucleari in Europa durante l’estate hanno problemi. E nei paesi desertici reperire acqua a sufficienza è davvero un problema. Ecco perché in Spagna stiamo sviluppando nuovi impianti solari che funzionano come i motori a reazione degli aerei: riscaldando aria compressa. I jet sono ormai macchine affidabili e semplici da costruire. Così diventeranno anche le centrali solari del futuro, se ci sarà la volontà politica di farlo”.

Fonte: repubblica.it
Ago 10, 2010 - Ecologia    No Comments

Sacchetti di plastica? MORTALI!!

Sacchetti di plastica

Nuova tassa sulle buste di plastica a Washington DC

Sacchetti di plastica

al bando

Dal prossimo anno in Europa saranno vietate le buste di plastica per la spesa, le cosiddette “shopper”. Negli Stati Uniti non vige ancora il divieto, ma hanno trovato un modo migliore per risolvere il problema: incidere su quello a cui gli americani tengono di più, il portafoglio.

Il governo della città di Washington DC, all’inizio di questo mese, imporrà una tassa di 5 centesimi per i sacchetti di plastica ai clienti dei supermercati. I funzionari della città prevedono di utilizzare il fatturato aumentando la lotta contro l’inquinamento di un fiume locale. Secondo i produttori dei sacchetti di plastica, che ovviamente non sono soddisfatti della nuova imposta, la decisione costerà alle famiglie di Washington “5 milioni di dollari nel 2010″. O, in altre parole, i residenti avranno 100 milioni di opportunità di scegliere un’alternativa eco-friendly ai sacchetti di plastica l’anno prossimo.

Ma la Capitale non è la prima città a scoraggiare le terribili “Plastic Bags”. La nuova tassa sui sacchetti, finalizzata ad eliminare gradualmente il prodotto, noto per essere una fonte comune di rifiuti per le discariche, è già nota a San Francisco, dove nel 2008 è stato vietato l’uso dei sacchetti di plastica in città, ed è stato ordinato che fossero sostituiti con materiali più eco-friendly, come la carta, anche se i sacchetti di tela riutilizzabili stanno guadagnando popolarità.


Ed ancora:

‘Addio ai sacchetti di plastica’San Francisco divisa sulla svolta ambientale

La città era stata la prima negli Usa a proibirne l’uso nei grandi supermercati. Ora il divieto potrebbe essere esteso a tutti i venditori al dettaglio

Tre anni fa San Francisco era stata la prima città americana a proibire l’uso dei sacchetti di plastica nei grandi supermercati e nei drugstore. Ora il divieto potrebbe essere esteso a tutti i venditori al dettaglio, incluse le librerie, i negozi di abbigliamento e di elettronica e i grandi magazzini. Il consigliere comunale Ross Mirkarimi, promotore della prima normativa “anti-sacchetti”, ha infatti presentato un nuovo progetto di legge che, se approvato, potrebbe far scomparire del tutto dalla città californiana le famigerate buste di polietilene.

Attualmente gli ipermercati e i drugstore della città, come Walgreens o Safeway, possono proporre solamente tre tipi di borse ai clienti: di carta riciclata, di bioplastica (ricavata in genere da amido di mais o di altri cereali) e borse riusabili di tela o di juta. Se la nuova proposta di Mirkarimi dovesse passare, questa politica sarebbe estesa a tutti gli esercizi commerciali, con poche eccezioni, previste per esempio per alcuni cibi. “Da quando la normativa anti-sacchetti è entrata in vigore nel 2007, circa 100 milioni di borse di plastica ogni anno sono state risparmiate alle discariche o agli inceneritori”, ha dichiarato Mark Westlund, portavoce del Dipartimento per l’Ambiente della città. “Ciò significa anche meno sacchetti che intasano gli scoli durante le piogge forti, sporcano le strade delle città o mettono in pericolo la fauna marina”.

“Le borse di plastica sono un chiaro esempio di un eccesso che è andato fuori controllo”, ha dichiarato il consigliere Mirkarimi. “Le persone non si rendono contro della composizione dei sacchetti o delle loro conseguenze. Ormai sono onnipresenti e tutti li accettano come un dato di fatto: nessuno si chiede più nulla”.

Ma c’è anche chi la pensa diversamente. Come Shari Jackson dell’American Plastics Council, l’associazione dei produttori di plastica. “La proposta di Mirkarimi potrebbe avere conseguenze non volute”, ha dichiarato Jackson. “Aumenterebbe in modo esponenziale l’uso delle borse di carta – che presentano anch’esse problemi di carattere ambientale – e porterebbe via il lavoro a migliaia di persone che producono le borse di plastica”. “I sacchetti non devono per forza essere gettati, ma possono essere riciclati e usati per produrre materiali da destinare alla coibentazione e alla copertura di edifici, alle recinzioni o ad altri prodotti”. Ma i sacchetti riciclati sono ancora troppo pochi e il processo è costoso, mentre, come ha fatto notare Wade Crowfoot, dell’Environmental Defense Fund (Fondo per la difesa dell’ambiente) “si potrebbero creare molti nuovi lavori producendo borse riutilizzabili”.

A non essere entusiasti sono i commercianti, anche se nessun gruppo si è ancora schierato apertamente contro la proposta. Jimmy Shamieh, della Arab American Grocers Association, che rappresenta circa 450 piccole drogherie a San Francisco, ha dichiarato al San Francisco Chronicle di essere “a favore delle iniziative ambientali della città”, anche se “per i piccoli dettaglianti i costi delle borse riutilizzabili sono ancora proibitivi”. Costi che finiscono poi per essere trasferiti ai clienti finali, già colpiti dalla crisi economica.

La proposta di Mirkarimi, una volta trasformata in legge, potrebbe diventare effettiva dal marzo del 2011.

Fonte: San Francisco Chronicle

Fonti: blogecologia.it &: ilfattoquotidiano.it
Pagine:«12