Archive from dicembre, 2011
Dic 3, 2011 - cinema e tv, Internet, Truffe    1 Comment

Call-center INUTILI e Giornalisti PURE.

RAINuova dimostrazione di INCAPACITA’ GIORNALISTICA ed inutilità dei Servizi Pubblici menefreghisti.

Centinaia di Italiani immagino siano incappati nel problema e si son sentiti rispondere di “chiamare un tecnico o un buon antennista”!

In realtà, niente di tutto questo, a dimostrazione del fatto CHE SIETE SOLO NUMERI DA MUNGERE E NON GLIENE FREGA UNA SEGA DI VOI!

A me non me ne frega nulla, ma i miei “Vecchi” sono entrati nel panico, scoprendo poi di avere un problema comune a molti altri lobotomizzati.

Tratto da l’Unione Sarda:


Digitale, Rai invisibile Centinaia di chiamate

I principali canali Rai oscurati da giorni, centinaia di persone sul piede di guerra con l’azienda televisiva di Stato, i call center occupati per tutta la giornata.
Sono giorni difficili per molti abbonati Rai di Cagliari e hinterland, che a causa di alcuni lavori ai ripetitori della zona non hanno la possibilità di vedere i programmi della tv pubblica. Dalla Rai fanno sapere che sono in corso lavori per permettere a tutti gli utenti di poter vedere altri canali che fino a pochi giorni fa non erano visibili (Rai Storia, Rai 5, Rai HD) e allo stesso tempo per chiudere i canali Test, ma già da domani tutto dovrebbe tornare alla normalità.
La maggior parte dei cagliaritani possono comunque già risolvere il problema provvedendo alla risintonizzazione del televisore, che dovrebbe far riapparire i canali più importanti della Rai. Se invece l’operazione non andasse a buon fine, fanno sapere dall’azienda, il problema potrebbe essere rappresentato dal decoder o dall’antenna.
Nel televideo di Rai 3, alla pagina 494, c’è un messaggio dell’azienda che invita gli abbonati sardi della Rai che hanno problemi con la ricezione di Rai 1, 2, 3 e Rai News anche dopo la risintonizzazione proprio a verificare l’impianto di antenna o il decoder.
La rabbia dei sardi, che hanno sommerso di chiamate il centralino dell’Unione Sarda per segnalare il problema, riguarda soprattutto il fatto che il numero verde segnalato dalla Rai (800111555) quasi mai è risultato raggiungibile, costringendo ad attese interminabili le persone che chiamavano per chiedere informazioni sull’improvviso oscuramento dei canali.

Ebbene, sono SCONCERTATO (ma neppure troppo) dalla pochezza di quanti, sia al Call-center, sia dell’Unione Sarda che avrebbe potuto fare UN SERVIZIO PUBBLICO UTILE segnalando la VERA SOLUZIONE al problema: il cambio di frequenza del MUX1 (quello appunto dei principali canali Rai). Hanno cambiato i sistemi senza dare informazioni corrette utilizzando le nuove VHF europee. Risintonizzare il decoder non serve a nulla!

Avrebbero potuto semplicemente fare una ricerca in rete (come ho fatto io) ed avrebbero testé trovato anche LA SOLUZIONE!
Ma neppure recente, un articolo del 3 Dicembre 2009!
I decoder più datati, infatti, non sono in grado di riconoscere i canali della VHF europea e, anche risintonizzando ED INCASINANDO L’ORDINE CONSUETO DEI CANALI non risolve il problema.
La soluzione?
DIRE AL DECODER CHE SIETE IN GERMANIA!
E sì, non è una cazzata, dovete rifare la sintonizzazione dei canali, ma scegliendo come paese la Germania.
Così andrà TUTTO A POSTO.

E NON COMPRATE PIU’ QUEI GIORNALACCI DI MERDA!

Fonti: digitaleterrestrefacile.it  unionesarda.it

Azz: ed i primi a pagarne il conto? I 20 dipendenti del RiStocazzo!

Senato, fuga dal ristorante
I prezzi sono triplicati e i pasti calano del 70%

Gestori verso l’addio, venti richieste di cassa integrazione

ROMA—Ah, i bei tempi d’oro… Al ristorante del Senato, fino a tre mesi fa, il filetto di orata in crosta di patate si gustava per 5,23 euro e per il carpaccio di filetto con salsa al limone ne bastavano 2,76. Ma dalla fine di agosto i prezzi sul menu di Palazzo Madama sono triplicati e i senatori hanno rivoluzionato le loro abitudini. Adesso, nelle pause dei lavori d’Aula, o si fermano alla buvette per un riso all’inglese (rapido ed economico), o escono a mangiare nelle trattorie a due passi dal Pantheon. D’altronde, spiegano senza troppi imbarazzi, i prezzi a Palazzo Madama sono ormai «così alti» che pranzare fuori è diventato quasi conveniente. Da «Fortunato al Pantheon», un classico per le buone forchette della politica, all’una c’è la fila.

Con 45 euro ci scappano primo e secondo, prelibatezze romanesche come i bucatini all’amatriciana e carni italiane di prima scelta. Avvistati negli ultimi tempi Anna Finocchiaro, Maurizio Gasparri, Francesco Rutelli e il presidente Renato Schifani. Il ristorante del Senato invece, che prima era preso d’assalto anche da deputati e giornalisti parlamentari, adesso è mezzo vuoto. Potere dell’antipolitica o della parsimonia? Forse di tutte e due le cose. Fatto sta che la Gemeaz Cusin, la società che lo gestisce, ha deciso di gettare la spugna e chiede all’amministrazione di Palazzo Madama «una soluzione amichevole» per rescindere consensualmente il contratto, sottoscritto il 12 febbraio 2010. La società appaltatrice ha messo la questione in mano agli avvocati, che hanno redatto un parere con cui sperano di convincere Palazzo Madama a rivolgersi altrove per sfamare i senatori. La relazione è lunga quattro pagine ed è un ritratto dell’Italia, tra antichi privilegi e cauti colpi di forbice. Vi si legge che, prima della decisione dei questori di tagliare i costi, i senatori pagavano per un pranzo «il 13% del prezzo effettivo, anche per i pasti di tipo superiore o pregiato, il cui costo ricadeva, quasi per intero, sull’Amministrazione». Dunque, detto più prosaicamente, i senatori assaporavano e i cittadini pagavano. Ora però— che le quote percentuali a carico degli utenti «sono state sensibilmente incrementate» e che i senatori pagano la spigola o il filetto quanto i comuni mortali—è comprensibile che alla Gemeaz Cusin i conti non tornino più. E che la società chieda lo scioglimento consensuale del contratto con decorrenza 31 dicembre 2011. Da quando i costi sono quelli di un comune ristorante del centro di Roma, lamenta la società, «si è verificata una eccezionale diminuzione dell’attività», con una riduzione dell’affluenza «di oltre il 50 per cento».

E se prima i senatori sceglievano quasi esclusivamente piatti «della tipologia superiore e pregiata», ora prediligono le pietanze più cheap. Gli spaghetti all’astice, sul menu a 18 euro, non li vuole più nessuno, mentre quelli al pomodoro (6 abbordabili euro) sono tornati di gran moda. La Gemeaz Cusin stima «un calo del 70 per cento dei pasti prodotti», con conseguente perdita economica ed esuberi del personale. Il primo effetto concreto è la richiesta di cassa integrazione per 20 dipendenti del ristorante. Intanto, però, sembra che il Senato si appresti ad assumere (altri) sette dirigenti, vincitori di vecchi concorsi.

Fonte: corriere.it