Archive from agosto, 2011

Politici afflitti da spese pasti.

L’invito della Rete che diffonde tra commenti ironici il menu dei senatori

MILANO -«Andiamo a mangiare tutti lì?». L’«onorevole» menu spopola su Internet. Che i pranzi dei nostri politici facessero invidia, come costo s’intende, alle mense francescane si sapeva da tempo. Eppure fa una certa impressione vedere stampati nero su bianco, anzi blu su giallo, gli euro che i senatori (ma anche i giornalisti parlamentari) sono «costretti» a sborsare al ristorante di Palazzo Madama. Qualche esempio? Un piatto di spaghetti alle alici: 1 euro e 60 centesimi. Avete ancora fame? E allora buttatevi sul fresco pesce spada alla griglia, tanto bastano solo tre (3!) euro e 55. La realtà di lusso, simile situazione anche a Montecitorio, è stata svelata dal deputato dell’Idv Carlo Monai, attraverso il settimanale l’Espresso.

I COMMENTI – Ora però ci pensa la Rete a scherzarci sopra: «Un po’ troppo caro per le mie tasche…». I commenti ironici e gli sfottò si sprecano: «Chissà se ai peones come me è possibile abbonarsi. Tre persone con meno di € 100 mensili mangiano ben serviti! Se po’ fa!». In tempo di nuove misure economiche e di sacrifici per tutti c’è chi invoca la mannaia e chi fa notare che «ad integrare la differenza ovviamente ci pensano le tasse dei cittadini» (siamo in attesa della risposta dell’ufficio stampa, ndr). E non manca chi vuole investigare: «Lo scandalo sarà conoscere l’integrazione a carico del Senato. Chi è a conoscenza dei prezzi, li pubblichi ed allora potremo veramente indignarci!». Ma c’è anche chi non accetta il confronto: «Per un panino, una bottiglietta d’acqua e un caffè non spendo mai meno di 6 euro. Ma un po’ di vergogna non l’avete?». La Rete, con il suo carattere irriverente e dissacratorio, ha fatto centro ancora una volta. Quella carta, in pochi minuti, è diventata cento, mille, diecimila menu. E replicato impietosamente a futura memoria. Portandosi un dubbio perenne: «Ma non sarà troppo pagare 52 centesimi per pane e servizio di camerieri in livrea?».

LA RETROMARCIA DEL SENATO – Una volta ancora, però, la Rete si fa sentire anche nei palazzi del potere. Nel pomeriggio di giovedì, l’ufficio stampa del Senato ha annunciato «che in sede di approvazione del bilancio interno è stato approvato un ordine del giorno specifico (G100) che intende porre a carico degli utenti del ristorante del Senato il costo effettivo dei pasti consumati». Della cosa si è interessato il presidente del Senato, Renato Schifani in persona, che «ha già invitato i senatori questori ad assumere nel più breve tempo possibile tutte le necessarie iniziative e decisioni».

Fonte: corriere.it

“Rimborsi” spese, e neppure se ne vergognano!!

scrocconeQuanto vi fidereste di uno che

FA LA CRESTA sui rimborsi spesa?


Qualche tempo fa lessi su EFFEDIEFFE dei “Rimborsi patacca” di Giorgio Napolitano.
E’ vero, vi anticipo, che il regolamento parlamentare NON prevede la presentazione delle pezze giustificative, ma un’uomo col SENSO DELLO STATO acclamato da COMUNIONE & FATTURAZIONE (copyrigth Dagospia)…
… avrebbe dovuto vergognarsi almeno un po e emettere il rimborso alla Minzolini.

Oggi, la pubblicazione di Beppe Grillo mi da lo spunto per un post, giusto per farvi vedere il video (che su EFFEDIEFFE pare rimosso) che NESSUNA TV ITALIANA ha rimandato e si è anzi guardata bene dal menzionare minimamente.

Ah, e non disturbateli con domande inopportune!

Altrimenti chiamano la Polizia!!

Ago 20, 2011 - Economia, Finanza, Politica    No Comments

La Finanziaria del Movimento a 5 Stelle.

E’ da anni che assistiamo ad un Governo becero (prima uno e poi l’altro senza soluzione di continuità) ed un’opposizione che dice solo NO e poi fa ammuina quando ci sono i “momenti importanti” (vedasi votazione per lo scudo fiscale).
Molti di voi NON seguono Beppe Grillo, lo so, ma se esistesse una realtà in parlamento che avanzasse proposte come queste che seguono, COM’E’ POSSIBILE NON CONDIVIDERLE AL 300%?
Vi attendo alle prossime elezioni, brutti menefreghisti appesi al carro dei Monatti, che insistete a votare PDL o PDmenoL!!
Mi perdonerete i copia/incolla tratti dal suo Blog (link in calce).


– Taglio delle spese militari e rientro delle missioni di guerra in Libia e in Afghanistan
Abolizione di tutte le pensioni parlamentari in assenza di un periodo di contribuzione pari a quello di tutti gli altri cittadini
– Abolizione immediata dei finanziamenti pubblici ai partiti a partire dal prossimo settembre
– Abolizione dei finanziamenti diretti e indiretti ai giornali con effetto retroattivo al primo gennaio 2011
Contribuzione del 60% dei capitali regolarizzati con lo Scudo Fiscale
– Statalizzazione di tutte le concessioni in mano ai privati
– Abolizione immediata di tutte le province. Riduzione del 50% del numero dei parlamentari
Abolizione delle doppie e triple pensioni e delle Pensioni d’ORO
– Tetto massimo per ogni pensione di 3.000 euro al mese
Cancellazione delle Grandi Opere Inutili (Tav Val di Susa 22 miliardi, Ponte Messina 4, Gronda Genova 6, ecc.)
– Eliminazione delle Authority e degli stipendi dei trombati dalla politica lì collocati.

Introduzione dell’ICI per gli immobili del Vaticano
– Abolizione finanziamenti pubblici alle scuole private
– Abolizione finanziamenti ospedali privati
– Detrazione di tutte le spese documentabili per fare emergere l’evasione stimata in 130 miliardi
Aumento tassazione case e uffici sfitti per calmierare il mercato degli affitti e ridurre la speculazione edilizia e il riciclaggio dei soldi delle mafie
Recupero dei 98 miliardi di euro evasi dalle società di slot machines
– Eliminare ogni buonuscita per incarichi pubblici (esempio per i consiglieri regionali)
– Dimezzare i parlamentari o in alternativa chiudere il Senato
– Tassazione della prostituzione
– Cancellazione di tutte le auto blu
– Eliminazione delle pensioni multiple
Favorire il lavoro a distanza
– Obbligo di pareggio di bilancio per ogni ente pubblico
Abolizione fondi pubblici a attività venatorie o di carattere privato.

Ed ancora:
– il marchio Made in Italy deve essere utilizzato solo dalle aziende che producono in Italia, il marchio vale spesso quanto il prodotto, oltre ai capitali devono rientrare gli stipendi dei lavoratori
– le aziende che producono utili e li reinvestono in ricerca e sviluppo devono essere detassate
– i finanziamenti europei, pari a 9 miliardi di euro annui, ma che potrebbero salire a 13 se fossimo più efficienti nel predisporre i progetti da presentare, vanno investiti in società esistenti e start up votate alle nuove tecnologie in modo trasparente e dopo una discussione parlamentare
– i 22 miliardi della Tav in Val di Susa vanno destinati alla Ricerca Universitaria
– i 6 miliardi della Gronda di Genova vanno destinati all’eliminazione del Digital Divide e alla diffusione della Rete
– i 4 miliardi del Ponte di Messina vanno destinati allo sviluppo della Cultura, valorizzando i musei e i luoghi storici e d’arte
– la dorsale telefonica, oggi gestita da Telecom, deve essere resa disponibile da un ente terzo a qualunque azienda offra servizi attraverso la Rete
– la tassa CIP6 va erogata integralmente al finanziamento delle aziende di energie rinnovabili, non più a inceneritori e agli scarti delle imprese petrolifere
incentivazione agricoltura nazionale, in particolare prodotti a km zero, con l’obiettivo di rendere l’Italia autosufficiente dal punto di vista alimentare
– la distruzione dell’ambiente, dal capannone industriale abusivo all’inquinamento dei corsi d’acqua. deve diventare un reato contro il patrimonio comune, ogni (pesante) sanzione dovrà andare in un fondo apposito per lo sviluppo del Turismo.

Fonte: beppegrillo.it/la_manovra_economica_dei_cittadini e lo_sviluppo_dell’Italia

Equitalia: agente di riscossione o DISTRUTTORE di tessuto Sociale?

Interrogazione_ParlamentareDalla Sardegna, un’Interrogazione Parlamentare che interessa TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE….
… (beep. “l’utente è non raggiungibile, si prega di riprovare più tardi” beep)…
… senza risposta.

Atto a cui si riferisce:
S.3/02370 SCANU – Al Ministro dell’economia e delle finanze – Premesso che:l’entità del debito complessivo nei confronti dell’agente di riscossione Equitalia in Sardegna ed il numero di imprese sarde…

SANNA, CABRAS, SCANU – Al Ministro dell’economia e delle finanze – Premesso che:

l’entità del debito complessivo nei confronti dell’agente di riscossione Equitalia in Sardegna ed il numero di imprese sarde raggiunte da cartelle esattoriali è tale da costituire una vera e propria emergenza economica e sociale al punto di prospettare il serio rischio di fallimento di molte aziende;

le difficoltà generalizzate di accesso al credito bancario e quelle create dai ritardi di pagamento dei grandi committenti e della pubblica amministrazione generano a loro volta ulteriori ritardi da parte delle aziende che sono costrette a posticipare i pagamenti di imposte e contributi per continuare a sopravvivere e trovare liquidità;

in particolare, in molti casi la situazione debitoria nei confronti dell’erario è dovuta al contegno della pubblica amministrazione che, vincolata al rispetto del patto di stabilità, ritarda i pagamenti per commesse già eseguite. Per poter partecipare alla realizzazione delle commesse pubbliche le imprese sono obbligate ad anticipare somme che saranno recuperate solo dopo alcuni anni;

l’entità del debito fiscale preclude la partecipazione delle imprese a bandi di gara per l’appalto di opere pubbliche la cui aggiudicazione permetterebbe alle stesse una ripresa della attività ed un rientro accelerato del debito fiscale in essere. Si assiste quindi al paradosso per cui imprese che non sono state pagate dalla pubblica amministrazione per commesse già eseguite, non avendo sufficiente liquidità, sono costrette a dover ritardare i pagamenti delle imposte e dei contributi, con ciò precludendo di fatto la loro partecipazione ad altre gare d’appalto in quanto risultanti non in regola con i versamenti;

l’entità dell’emergenza è rilevabile osservando i numeri delle aziende sarde che al 31 dicembre 2010 risultano indebitate con il fisco. Più di 64.000 imprese sono debitrici esposte per un totale di 3.516 milioni di euro; il 40 per cento delle imprese sarde è gravata in media da un debito verso l’erario di circa 55.000 euro; nel 2010 hanno dovuto dichiarare fallimento 2.351 aziende sarde;

la situazione delle aziende artigiane, commerciali ed anche agricole è quindi a dir poco catastrofica e si colloca in una crisi più vasta fatta di disoccupazione, di cassa integrazione, di blocco degli investimenti, di impoverimento del tessuto industriale di cui l’esempio più acuto è la provincia del Sulcis Iglesiente;

molti imprenditori sardi, in particolare piccole e medie imprese artigiane ed aziende agricole a conduzione familiare, tradizionalmente in regola con i versamenti delle imposte e dei contributi, oggi non sono in grado di far fronte al debito fiscale anche a causa dell’attuale sistema di computo degli interessi di mora e delle sanzioni che porta il debito a lievitare oltre ogni ragionevole misura facendo raddoppiare la cifra dovuta dopo circa cinque anni dall’accertamento;

sulle somme dovute dal contribuente all’erario vengono calcolati, in caso di ritardo nei pagamenti, costi aggiuntivi estremamente onerosi, mentre non si procede simmetricamente al computo degli interessi allorquando a vantare il credito sia il cittadino nei confronti dello Stato;

l’attuale sistema fiscale, i pignoramenti immobiliari e le procedure di fermo amministrativo di macchinari e automezzi utilizzati per il lavoro, sia di ambito artigianale che agropastorale, rischiano di risultare, oltre che inefficaci per l’impotenza finanziaria momentanea delle imprese, anche causa della definitiva compromissione del tessuto produttivo delle imprese localizzate nella regione, già gravemente colpito dalla crisi economica internazionale;

per far fronte all’attuale crisi di liquidità delle imprese sarde sono necessarie misure urgenti che potrebbero alleviare il peso del debito fiscale ed evitare il razionamento del credito quali: l’allungamento del periodo di rateazione; il blocco dei pignoramenti; la riduzione dell’aggio di Equitalia e degli interessi di mora, la rivisitazione degli studi di settore; la sospensione della riscossione in casi eccezionali; la riduzione delle sanzioni civili in materia di contributi previdenziali; la sostituzione di garanzie reali con garanzie fideiussorie; l’accelerazione dei rimborsi erariali e l’applicazione della transazione fiscale di cui all’articolo 182-ter del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267;

la Camera dei deputati ha approvato nella seduta del 21 giugno 2011 l’ordine del giorno 9/4357-A/75 che impegna il Governo a dar corso alla sospensione dei pagamenti delle cartelle esattoriali emesse da Equitalia Sardegna per almeno 12 mesi, nonché alla sospensione della metà dei carichi messi a ruolo a causa degli omessi versamenti e all’inapplicabilità degli studi di settori per la Sardegna dall’anno d’imposta 2008 fino a oggi, o, in alternativa, alla riduzione standard degli stessi «studi» almeno del 10 per cento;

nella stessa occasione il Governo ha dichiarato l’intenzione di sviluppare un’iniziativa specifica di approfondimento delle problematiche sopra evocate nei confronti della realtà della Sardegna, raccogliendo gli stimoli proposti negli ordini del giorno approvati in Parlamento;

il Presidente della Regione ha dichiarato in una nota stampa che «da diverse settimane il ministro Tremonti ha ricevuto l’istanza formale per la moratoria di almeno un anno del debito con Equitalia a favore delle piccole e medie imprese sarde»;

ad oggi non risulta avviata da parte del Ministro in indirizzo alcuna procedura necessaria, mentre sarebbe dovuta già essere convocata la Regione per individuare congiuntamente le aree destinate a beneficiare della citata “moratoria”,

si chiede di sapere con quali modalità, con quali contenuti ed entro quali termini temporali il Governo intenda dare attuazione agli impegni assunti con l’accoglimento del richiamato ordine del giorno al fine di riproporre tra le priorità dell’agenda politica le ormai improrogabili misure per la tutela dei contribuenti sardi ed in generale del sistema economico isolano.

Fonte: parlamento.openpolis.it

A proposito di PARASSITI

Contro i Parassiti il Governo ha speso altri soldi (più per finanziare le Reti TV che per fare azione seria) ma ha dimenticato di menzionare MOLTI PARASSITI.

Filippo Facci Filippo Facci ce ne ricorda due

L’amministrazione parassita della Sicilia va commissariata

Per normalizzare la situazione è necessario mettere mano alla Costituzione. L’isola detiene tutti i record degli sprechi.

    Bisognerebbe prendere la Sicilia, commissariarla all’istante e cambiare la Costituzione per normalizzare la sua amministrazione parassita: altro che il ricorso presentato da un gruppo di consiglieri siciliani (capofila il sindaco di Messina, vedi articolo) che mirano a mantenere il doppio stipendio alla faccia di una sentenza della Consulta e soprattutto alla faccia nostra, che non possiamo neppure linciarli: in luglio l’assemblea siciliana si è assicurata contro il «rischio insurrezione» («tumulti e aggressioni», polizza estesa ai familiari) e hanno fatto bene, visti gli incredibili privilegi di cui godono: dai pranzi a 9 euro al «contributo sepoltura» di 5mila euro in caso di morte (tutto vero) e questo da parte di una classe dirigente che costa 496.400 euro annui a consigliere (più dei parlamentari di Montecitorio) quando i consiglieri sono 90 perché rifiutano di ridurli. Aggiungi 20mila dipendenti strapagati (1,7 miliardi annui, quasi come tutte le altre regioni messe insieme) che vanno in pensione prima degli altri e che costano 349 euro annui a cittadino, quasi venti volte il costo di un dipendente lombardo. Dimenticavamo il record nazionale di consulenze e auto blu. Dimenticavamo i 1428 dirigenti che secondo la Corte dei Conti sono in sovrannumero rispetto alla legge. Dimenticavamo ogni volta, il problema è questo.

19/08/2011

Fonte: libero-news.it

Assenti Sacrifici (chi più, chi meno) per tutti. Ma perché la Chiesa non fa la sua parte?

L’appunto di Filippo Facci. Il muro del sacro è stato sfondato davvero: pagano anche i calciatori. Eppure…

    Chi più e chi meno (ripeto e scandisco: chi-più-e-chi-meno) c’è un intero popolo che è invitato a forti sacrifici economici da spalmare su ogni possibile categoria sociale: e se a pagare il contributo di solidarietà saranno davvero anche i calciatori – come dovrebbe essere ovvio – allora è segno che il muro del sacro è stato sfondato davvero. Ergo, a proposito di intoccabili, non si capisce perché la Chiesa non dovrebbe fare la propria parte: fruisce di agevolazioni fiscali per miliardi (tutti soldi nostri, credenti o meno) e lo fa con furberie che a tratti profumano di raggiro: basta infilare una cappellina, un altarino, una statuetta o un mezzo padrepio in un angoletto di grandi alberghi, ristoranti, cinema, cliniche, scuole, impianti sportivi e interi palazzi con appartamenti in affitto (tutto di proprietà della Chiesa, che è leader nazionale con 100mila fabbricati) ed ecco che un immobile viene definito «adibito a culto» e viene perciò completamente esentato dal pagamento dell’Ici, senza contare altre agevolazioni. Le tasse non pagate, secondo una stima europea, ammontano ad almeno 4 miliardi di euro: corrispondono proprio, toh guarda, all’intero contributo di solidarietà che gli italiani saranno chiamati a pagare nei prossimi tre anni. Berlusconi ha detto: «Siamo aperti alle nuove idee che siano migliorative dei provvedimenti adottati». Ecco fatto.

17/08/2011

Fonte: libero-news.it

 

Ago 18, 2011 - Economia, Finanza, Politica    No Comments

Ecco cosa fa un CAPO DI STATO.

Certo, noi, non avendo il petrolio e l’oro sottoterra come in Venezuela, potremmo cominciare nazionalizzando la Mafia, la Chiesa, i Petrolieri e TUTTE LE BANCHE.


Oro: Chavez vuole nazionalizzare il settore in Venezuela

MERCOLEDI’ 17 AGOSTO 2011

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Caracas, 17 ago – Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, punta alla nazionalizzazione dell’industria dell’oro, compresa l’estrazione e la lavorazione, e a usare la produzione per aumentare le riserve del Paese. L’annuncio e’ stato fatto con un discorso alla televisione nazionale venezuelana, durante il quale il presidente ha spiegato che la nazionalizzazione verra’ fatta attraverso un decreto che sara’ pubblicato nei prossimi giorni. Red-Fla-

(RADIOCOR) 17-08-11 18:59:08 (0275) 5 NNNN


Tratto da: comedonchisciotte.org

«È in atto una vera e propria canea in merito alle riserve e cogliamo la palla al balzo per riportare il nostro oro nei caveau della Banca Centrale», ha sostenuto Chavez, precisando in particolare che «in Gran Bretagna abbiamo 4,595 miliardi di dollari in oro, 800 milioni sono negli Stati Uniti ed altri 381 milioni in Canada».

NAZIONALIZZARE IL SETTORE AURIFERO. «Non dobbiamo spiegare nulla a nessuno», ha aggiunto il presidente che, tra l’altro, in mattinata ha annunciato che si appresta ad approvare una legge che gli consentirà di nazionalizzare tutte le attività del settore aurifero.

«Le nostre riserve ammontano a 29,9 miliardi di dollari, 18,294 delle quali sono in oro», ha detto Chavez che, secondo Avn, si è anche chiesto: «Fino a quando noi Paesi del Sud continueremo a finanziare lo sviluppo del Nord? È arrivata l’ora di dire basta».

(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Caracas, 17 ago – Il presidente del Venezuela, Hugo Chavez, punta alla nazionalizzazione dell’industria dell’oro, compresa l’estrazione e la lavorazione, e a usare la produzione per aumentare le riserve del Paese. L’annuncio e’ stato fatto con un discorso alla televisione nazionale venezuelana, durante il quale il presidente ha spiegato che la nazionalizzazione verra’ fatta attraverso un decreto che sara’ pubblicato nei prossimi giorni. “In Europa e negli Stati Uniti l’economia sta colando a picco – ha detto Chavez – Tutte le riserve del Venezuela si trovano in paesi che non ci fanno più guadagnare un solo centesimo d’interessi. Inoltre i nostri soldi vengono dati in prestito a paesi al limite del fallimento.
Per noi si tratta di riserve altamente strategiche. Il loro rimpatrio avverrà gradualmente e rapidamente, sotto la supervisione dell’esercito.” Si calcola che per il più grande trasferimento di riserva aurea, dai tempi delle spoliazioni di Hernan Cortes e Francisco Pizzarro nel siglo de oro, solo per ciò che riguarda la disponibilità nelle mani delle banche britanniche occorreranno 40 spedizioni vista l’impossibilità di poter assicurare un singolo volo per un quantitativo di circa 211 tonnellate. Paesi come la Libia e l’Iran soggetti a sanzioni economiche avevano già in precedenza rimpatriato le riserve d’oro. Le riserve estere della Libia sono state congelate dopo lo scoppio della guerra. Di questi tempi c’è una crescente richiesta delle comunità nazionali che operano transazioni in oro a tenere le riserve fisicamente a casa propria.

Fonti: http://gilguysparks.wordpress.com
Link: http://gilguysparks.wordpress.com/2011/08/19/libyan-cronicles-5-0/

In arrivo le Stampanti 3D

Stampanti 3D presto sotto i 5000$

Fin dai tempi di Star Trek tutti ne abbiamo desiderato uno: un replicatore. Un Replicatore può creare qualsiasi oggetto inanimato dalla materia dei rifiuti. Con l’arrivo di stampanti 3D, lo sviluppo tecnologico ha raggiunto una nuova frontiera dell’immaginazione.

La stampa 3D funziona esattamente come appare. Gestire un file modello 3D mediante un computer che ha il compito di gestirne la stampa. La stampante poi fa uso di tecniche di additivo mediante l’applicazione di strati su strati di materiali come plastica o acciaio, replicando il modello digitale 3D in materia reale. Questo è possibile “affettando” il modello 3D in strati e creando un’immagine 2D per ogni sezione. Queste immagini 2D sono quindi stampate con fini materiali in polvere, aggiunti strato su strato.

Ma all’attuale prezzo di oltre 100.000 $ è difficile una larga diffusione del Replicator. Ma nel video del New York Times incorporato sotto CEO di Autodesk Carl Bass, una società che progetta software per la gestione di stampanti 3D, dice che presto saranno disponibili sul mercato stampanti per una cifra decisamente più abbordabile, vicina ai 5000,00$.

La stampa 3D può contribuire ad un’economia sostenibile, riducendo il trasporto. Invece di spedire merci in tutto il mondo in futuro dovremo solo scaricare un modello 3D e stampare la roba a casa. Il numero del 10 Novembre di novembre di Digital Planet BBC ospita un’intervista con Adrian Bowyer e Fiandre David che ha costruito una macchina autoreplicante. Una stampante 3D che stampa stampanti 3D. Si chiama RepRap, abbreviazione di Replicator rapida. Il prezzo di un RepRap è di soli $ 500, -. Ma c’è di meglio, sono cedute gratuitamente. Finché si promettono di dare via la RepRap primo stampato pure.

Fiandre vede molte opportunità per le economie emergenti. Possono essere stampate a basso costo le scarpe per bambini. Quando il bambino cresce, il modello digitale per la scarpa può essere allargato da 0,03 per cento. E poiché la stampa del materiale replicatore è riutilizzabile, la vecchia scarpa può essere riutilizzata dagli organi di stampa. Una bottiglia di plastica del latte può essere ingrandita per aumentare il volume e un paio di scarpe nuove materializzarsi col replicatore.



Fonte: tradotto da techthefuture.com

I Santi Sacrifici

Premesso che CHI FA OFFERTE SPONTANEE NE HA TUTTO IL DIRITTO, non vedo perchè si debba sostenere con contributi di Stato e esenzioni fiscali uno Stato nello Stato anche con i MIEI quattrini.

A me, che dell’apparato ecclesiastico non me ne frega un cazzo, e che preferisco che quei soldi venissero investiti in altra maniera!
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“Visto che si parla di tasse e di tagli, vorrei porre una semplice domanda: “Può l’Italia nelle condizioni in cui versa mantenere uno Stato straniero molto esoso?”. Noi manteniamo lo Stato del Vaticano in modo gravoso e anticostituzionale. Sostanzialmente devolviamo tutti ogni anno il valore di una manovra. Come? Dall’otto per mille devoluto anche da chi non fa nessuna scelta, all’esenzione totale dell’ICI (per tutti gli edifici e non solo per le chiese) e di tutte le altre tasse. Per non parlare degli insegnanti di religione che popolano tutte le scuole di ordine e grado. Questi ottengono il posto per nomina della Curia e non per concorso come prevede la Costituzione e insegnano amenità quali la transustanziazione, il creazionismo etc. Se poi, in una classe di trenta alunni, solo uno si avvale dell’insegnamento della religione cattolica, gli altri ventinove devono essere “tenuti” da altri supplenti pagati dallo Stato, cioè sempre da noi.
Perché dobbiamo obbligatoriamente provvedere al sostentamento del Vaticano?
Perché nessuno ne parla?”

Fonte: beppegrillo.it

 

Sul filo del rasoio.

Ho trovato un articolo che racconta dei disordini di Londra e mette in evidenza le accuse nei confronti dei Social Network.
E sì, perchè (sebbene gli atti di saccheggio siano da condannare senza esitazione) Lorsignori amministratori della Cosa Pubblica, salvatori di CULO DI BANCHIERE, non si rendono conto che sono sempre maggiori le fasce di popolazione che vive ai limiti della sopportazione, sull’orlo della crisi di nervi.
Non mi stancherò di ripetere che anche da noi, il caso Equitalia, che ipoteca e pignora aziende agricole e prime case ai poveracci che NON HANNO I SOLDI PER TIRARE AVANTI (a quelli che li hanno fanno ammuina) stà esasperando migliaia di perone, famiglie e aziende.
Poi, non si accusino I pochi mezzi di comunicazione utilizzati per condividere lo sgomento trasformatosi in rabbia e sete di vendetta nei confronti di quanti se ne fottono bellamente e nella migliore delle ipotesi, RINUNCIANO ALL’AUMENTO DELLA BEN PROFUMATA RETRIBUZIONE !!!

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Fumo su Londra, fuoco sui social networkFumo su Londra, fuoco sui social network

La polizia punta il dito contro Twitter e gli altri social media, BlackBerry Messenger si trova costretto a prendere le distanze dai suoi utenti che si sono resi protagonisti dei saccheggi

Roma – I fatti violenti che stanno scuotendo la periferia di Londra hanno ripercussioni anche online, dove i social network si trovano a dimostrare la loro capacità di informazione e l’utilità del neworking in una situazione di rivolta in un paese occidentale. E a difendersi dalle diffidenze e dalle accuse di supporto al vandalismo

Su Twitter i cinguettii si addensano per capire cosa sta succedendo a Tottenham e dintorni, tanto che #londoriots e #stoprioting sono trending topic.
L’uso del servizio di microblogging viene accusato, d’altronde, aver influenzato anche l’origine della rivolta degenerata poi in vandalismo dalla protesta pacifica organizzata per l’indignazione creata dalla morte del 29enne Mark Duggan che sembra da imputare alla polizia: il vicecommissario della polizia di Londra Steve Kavanagh dice che tweet “veramente inaccurati e istigatori” sarebbero in larga parte la causa delle sommosse.

Kavanagh è voluto intervenire per riferire dei fatti, non distogliendo l’attenzione dai social network: “I social media sono stati impiegati per organizzare questi livelli di criminalità e di avidità”. Un pericolo tale, secondo la polizia, che il vicecommissario è arrivato a minacciare l’arresto per gli autori dei messaggi istigatori.Alle parole delle forze dell’ordine hanno fatto seguito commenti sui giornali e interventi di politici, che, accantonando momentaneamente le tensioni economiche e il background storico-sociale fra le cause, hanno concentrato il fuoco di diffidenze nei confronti dei nuovi mezzi. Uno degli esempi della confusione sul fronte online della vicenda è un articolo di BBC intitolato “Is technology to blame for the London riots?”: sembrerebbe essere pronto a sparare a zero su Twitter e compagnia, ma poi al suo interno vengono riportati una serie di esempi di tweet citati incompleti o senza il messaggio successivo che ne chiarisce tono o ironia.

Eppure, ancora una volta, i social network hanno colmato anche le mancanze dei media tradizionali, dimostrandosi un mezzo le cui implicazioni dipendono dalla persona che ci sta dietro: le dirette di BBC e delle altre televisioni, per esempio, ieri sera sembravano ferme e riportavano ancora quelle delle prime ore della giornata, mentre su Twitter la gente cercava fonti fresche.

In realtà una posizione più difficile da tenere di Twitter ce l’ha il sistema di messaggistica gratuito di BlackBerry con funzione da social network, Messenger. Proprio attraverso BlackBerry Messenger, poi, Duggan ha inviato il suo ultimo messaggio alla fidanzata a cui ha scritto “I federali mi stanno seguendo”. E ora il servizio sembra il preferito dei vandali per comunicare le proprie incursioni, i saccheggi e per coordinarsi.

Anche per questo RIM è ricorsa a Twitter per prendere le distanze dalle violenze, e ha detto di volersi “impegnare con le autorità per assisterle in ogni modo possibile”.

Al centro, ancora una volta dopo l’accerchiamento subito dalla canadese i altri paesi come gli Emirati Arabi, il sistema cifrato su cui passa il traffico degli utenti BlackBerry: anche se RIM non ha detto come collaborerà di preciso con le forze dell’ordine, per il momento ha detto tuttavia che non ha la possibilità di decifrare i messaggi che passano tra gli utenti sui suoi circuiti.

Claudio Tamburrino

Fonte: puntoinformatico.it

DEFAULT

DefaultGià, da qualche tempo anche i LOBOTOMIZZATI dal NUOVO ISTITUTO LUCE (nella versione aggiornata televisiva) conoscono questa parola, ma quanti abbiano capito cosa significhi, non è dato saperlo.
Certo, in una Nazione non più sovrana, di fatto federata in un’Unione SENZA GOVERNO ma gestita dalla BCE (largamente in mano alle Banche private che puntualemente se ne servono per salvarsi il culo a spese dei cittadini) è probabilmente anche inutile saperlo. Probabilmente abbiamo già superato il PUNTO DEL NON RITORNO con la bella Figata dell’EURO (lo dobbiamo a personaggini tipo PRODI, AMATO, CIAMPI, DRAGHI..) ma ho trovato un post che desidero condividere con Voi.
Un SOGNO?
Sì, ma pare sia l’ulima cosa AGGRATIS (oltre Linux) che ci sia rimasta ed allora voglio coinvolgervi in un sogno:
IL DEFAULT SELETTIVO.
Si, un gruppetto di politici con i coglioni (senza viagra) che decidono che I MERCATI DEVONO OBBEDIRE ALLE DEMOCRAZIE e quindi:…

[prosegue dal post originale…] “i mercati” hanno concesso, e sono fatti da soldi “dei mercati”. Dunque, se hanno sbagliato i governi ad accettare soldi facili, QUANTO HA SBAGLIATO CHI HA DATO QUESTI SOLDI AI GOVERNI?
Morale della storia: un branco di coglioni (molto ricchi) sta usando le enormi ricchezze di cui dispone per dare l’assalto ai governi. Ovviamente soffrono di questo le democrazie: un governo meno democratico avrebbe reagito semplicemente sbattendo in carcere i finanzieri, chiudendo le borse e dicendo “ehi, fate ciao ciao ai vostri soldi. Se qualcuno ha qualcosa da dire, avrei giusto un paio di montagne da spianare a mani nude“.

Si dice che il debito pubblico USA e’ stato declassato perche’ la manovra di Obama non e’ piaciuta. Si sbagliano. Se andate ad osservare il rating, NON scoprite alcuna relazione reale tra rating alto ed economia. L’economia francese, a detta delle agenzie di rating, sarebbe la piu’ forte d’europa? No, e’ solo la piu’ statalizzata.L’economia italiana, per dire, non e’ cambiata cosi’ tanto negli ultimi anni da subire un completo cambio di marcia (sino al panico). Non si capisce perche’ tutte le aste dei primi mesi di quest’anno siano andate bene, ed oggi la gente venda i titoli italiani.
Volete sapere che cosa indicano i rating? Ve lo dico io: indicano quanto potere abbiano i finanzieri in una data economia. Quando i finanzieri hanno POCO potere ed il governo fa quel che vuole, normalmente il rating e’ alto. In quella situazione, il governo ha la sua politica economica (qualsiasi sia) perche’ quelle sono le idee del governo. E i mercati si beccano la politica del governo, cosi’ com’e’.  In questo caso “i mercati” dicono “comanda il governo”, ovvero AAA.

Al contrario, quando i mercati iniziano ad imporsi e il governo inizia ad obbedire loro, allora il rating scende. Non appena un governo inizia a prendere decisioni perche’ i mercati lo incalzano, mostrandosi debole, il suo rating inizia a scendere. Il rating di un debito pubblico che si abbassa significa questo: “questo governo ci obbedisce“. Perche’ e’ cosi’: portare il rating sull’orlo del fallimento e’ la strategia con cui vengono sottomessi i governi.

Piu’ la politica obbedisce ai mercati, piu’ il rating si abbassa. Meno il governo obbedisce, piu’ il rating si alza: il rating alto e’ un modo di dire “questo e’ il cavajere nero, e ar cavajere nero nun je devi caca’ ‘r cazzo“. Perche’ pensate che il Belgio non sia al default?
Cosa puo’ fare, un governo nazionale, per alzare il rating del proprio debito? Semplice: dire “me ne infischio dei mercati”. Dire semplicemente davvero andiamo in default? Significa che non renderemo “ai mercati” i loro soldi? Bene. Cavoli dei mercati che ci hanno dato i soldi“.

Basta un default selettivo che escluda SOLO gli investitori istituzionali sul mercato primario. Basta questo, e ai mercati passera’ PER SEMPRE la voglia di scherzare.

Come si puo’ dire una cosa simile, ma in maniera politica,  in una singola soluzione? Si  puo’. Basta che un governo dica “domani la borsa chiude, sino a nuovo ordine. Quando arrivera’ il nuovo ordine? Quando i mercati convinceranno il governo“.
Non ci vuole molto, basta dire “io comando e tu obbedisci, perche’ io mando la GdF a chiudere la borsa si Milano armi in pugno, e tu non ci puoi fare niente. E’ semplice, e basta un ordine. Una chiusura arbitraria della borsa, fino a quando “qualsiasi insieme vuoto di parole il governo voglia inventare“.  [omissis]

Se domani i finanzieri vorranno avere una schiava a testa, semplicemente i mercati puniranno i governi che non accettano la schiavitu’ con un crollo di borsa.  Diranno che il costo del lavoro e’ troppo alto. Lo hanno gia’ fatto, e avete avuto il precariato. Quando vorranno ancora di piu’, cioe’ dei veri e propri schiavi, puniranno i governi sino a quando non reintrodurranno la schiavitu’. Lo stanno facendo sotto i vostri occhi. 

Che cos’altro  temete da un dittatore? Che vi mandi in un gulag a sfinirvi di lavoro? Niente paura: la finanza ha la possibilita’ di trasformarvi prima in disoccupati e poi in poveri, decidendo di delocalizzare. E allora vi troverete in qualche cantiere o in qualche campo a lavorare in nero e morire di lavoro. 

Che cosa temete da un dittatore? La censura degli organi di stampa? La finanza possiede gia’ i mass media, ricordate?  Temete la propaganda? Ce l’avete gia’, si chiama Marketing. E’ quella che chiama “flessibilita’” il precariato. 

Ditemi, per favore , cosa temete da un dittatore, e io vi mostrero’ che “i mercati” e “la finanza” lo stanno gia’ facendo sotto i vostri occhi, e non domani o altrove: QUI E OGGI.

Fonte: keinpfusch.net